Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana è la nuova serie comedy politicamente scorretta di Fox. Sarà l’erede di Boris?

Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana

Roma. In un futuro (poco) fantastico la ricchissima e annoiata Olimpia Copulati decide di
sorprendere la figlia Giuly. «Amore, ti regalo un cucciolo». La ragazza è contentissima. La domestica si presenta con un pacco. Giuly lo apre e dentro ci trova una bambina, «una cucciola di filippina!». «Mamma, ma sei scema?», grida la giovane, a cui la madre imperturbabile risponde: «L’ho presa dal miglior allevatore di Vigna Clara (una località nella zona Nord della Capitale, Nda)». L’umorismo politicamente scorretto è il tratto distintivo di Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana, che debutta su Fox dal 17 settembre.

Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana

Prodotta da Wildside con Zerosix Productions, la serie comedy è nata dall’omonimo
cortometraggio premiato al Roma Web Fest del 2016. Abbiamo incontrato il trio tutto romano autore del teaser web e dello show televisivo: lo sceneggiatore Giulio Carrieri, il regista Michele Bertini Malgarini e Alessandro D’Ambrosi, che veste anche i panni del protagonista, ovvero Romolo Montacchi. Il ragazzo, un verace esponente del clan che domina Roma Sud, è innamoratissimo di Giuly Copulati (Beatrice Arnera), graziosa erede della famiglia che controlla Roma Nord. La loro relazione farà riesplodere il conflitto tra le due fazioni in lotta per la Città Eterna. Le rivalità capitoline però spingeranno Napoli e Milano – capitanate rispettivamente da Don Alfonso (Fortunato Cerlino, l’ex Pietro Savastano di Gomorra – La serie) e da Giorgio Mastrota (nei panni di se
stesso) – ad allearsi per spezzare l’opprimente giogo romano. Attenzione, l’intervista che segue è ad alto tasso sarcastico.

Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana

Come è nata l’idea della serie?
G.C.: Una mia amica di Roma Nord mi ha raccontato della sua storia d’amore con un ragazzo di Roma Sud. Tra i due c’erano mille ostacoli, inclusi quelli logistici. Da
noi si tratta praticamente di una relazione a distanza, bisogna sentirsi su Skype! E poi c’è anche un’enorme differenza culturale, come tra una femminista e un talebano. Questo ha fatto sì che i due si siano lasciati, poverini. Il loro amore impossibile però mi ha fatto pensare a quello di Romeo e Giulietta.

Quali sono queste diversità antropologiche?
G.C.: Nei nostri cuori c’è una linea immaginaria che divide la città e chi ci vive. Per semplificare: a Roma Nord ci sono i pariolini e a Roma Sud trovi i coatti. Nella serie abbiamo raccontato questa distanza, oltre che sul lato estetico, anche su quello emotivo.
Roma Nord è un po’ più fredda, attaccata al denaro, snob, mentre Roma Sud è più ruspante e affettuosa, ma anche violenta nelle sue passioni.

Romolo + Giuly. La guerra mondiale italiana

I vostri coatti assomigliano a quelli portati al cinema da Carlo Verdone?
A.D.A.: Verdone è uno dei nostri modelli. Il mio Romolo è scanzonato, caparbio, ingenuo e fumantino. Un po’ cialtrone e un po’ splendida canaglia. Ricorda Rugantino ma anche le
maschere romane create da Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman.

C’è chi ha definito Romolo + Giuly come la nuova Boris. Il paragone vi spaventa?
M.B.M.: La nuova Boris? Magari! Le due serie condividono il tono disincantato.

G.C.: È un onore e una grande responsabilità! Personalmente mi riempie d’orgoglio. Lo abbiamo amato molto.

A.D.A.: Nel nostro show abbiamo lavorato anche con Francesco Pannofino. L’ex René Ferretti interpreta il Presidente della Regione Lombardia, romanissimo e laziale sfegatato. Vi stupirà!

Continuate a leggere l’intervista sul numero di Ciak di Settembre!