RYAN GOSLING E RUSSELL CROWE A ROMA: «THE NICE GUYS? UNA COPPIA UNICA »

DA CANNES A ROMA

Mentre a Piazza della Repubblica gli operai sono intenti a smantellare il palco che la sera prima ha ospitato la première romana di The Nice Guys, dopo la presentazione fuori concorso a Cannes69, davanti al cinema che ospiterà la conferenza stampa con Russell Crowe, Ryan Gosling, il regista Shane Black e il produttore Joel Silver, un nutrito numero di giornalisti si è appostato, con un The Nice Guysnotevole anticipo, di fronte l’entrata principale con l’obiettivo di accaparrarsi il posto migliore per seguire l’incontro. Qualche chiacchiera per ingannare il tempo nell’attesa del duo ed ecco che gli attori fanno il loro ingresso, tra gli applausi della platea, per prendere posto, pronti a rispondere alle domande della stampa. Il film, commedia dalle sfumature noir ambientata nella Los Angeles degli anni ’70, vede l’eccentrico investigatore privato Holland March (Ryan Gosling) e l’apparentemente bruto detective Jackson Healy (Russell Crowe) unire le forze per tentare di ritrovare una ragazza, Amelia (Margaret Qualley), la cui scomparsa è legata all’omicidio di una nota pornostar. «Quello che ho apprezzato maggiormente è che si trattava di una sceneggiatura originale così come lo sono i suoi personaggi» racconta Ryan Gosling, al quale si riallaccia subito il collega per sottolineare l’importanza di una buona sceneggiatura: «Leggo lo script e se mi prende, se entro subito nella storia, allora accetto la parte. L’unica cosa importante è la narrazione».

UNA NUOVA COPPIA CINEMATOGRAFICA

Se la sceneggiatura di The Nice Guys è un esempio di ottima scrittura per il grande schermo, va anche sottolineata la palpabile alchimia che si è creata sul set tra i due attori, capaci di mettere in scena un duetto attoriale che già li vede The Nice Guyscatapultati di diritto al fianco delle grandi coppie cinematografiche di Hollywood. «Siamo dei cineasti e dei cinefili e conosciamo i nomi storici del cinema come Stanlio e Ollio o Walter Matthau e Jack Lemmon ma non abbiamo cercato di riciclarli perché avevamo questi personaggi così forti ai quali dare vita» spiega Russell Crowe a chi gli domanda se durante le riprese del film si siano ispirati ad altri celebri attori che hanno condiviso, a più riprese, il set. Una considerazione che trova d’accordo l’attore canadese che aggiunge: «Non abbiamo avuto bisogno di riferimenti cinematografici ai quali rifarci perché Shane è stato un maestro nello scrivere i nostri personaggi che già sulla carta erano unici e fantastici. La sfida era proprio questa, poterli abitare». The Nice Guys, squisitamente e follemente Seventies, con uno stile che oscilla tra il buddy movie e il noir, arricchito di incursioni comiche e parentesi drammatiche – «Ritengo sbagliato oggi definire un film in base ad un solo tono o genere» tiene a precisare il regista – ha per Shane Black anche una valenza simbolica: «Nella pellicola c’è una corruzione dell’innocenza. Per me si tratta di una fiaba, una storia di cavalieri che cercano di salvare una donna in percolo sullo sfondo di una città corrotta. Qui si parla di piccole vittorie, di pace incerta, di qualcosa che permetta ai personaggi di andare avanti in questo mondo torturato».

NON SEMPLICI REMAKE

Ma la conferenza è stata anche l’occasione per chiedere ai due interpreti qualcosa sui loro prossimi progetti, davanti e dietro la macchina da presa, e il loro punto di vista sul fiorire incessante di sequel, reboot e remake di stampo hollywoodiano. «Sto The Nice Guyspreparando due film e spero che almeno uno sia pronto per il prossimo anno», ci anticipa il regista dell’inedito Lost River che ha, invece, la bocca cucita per quanto riguarda Blade Runner 2, «C’è un cecchino pronto a spararmi se rivelo qualcosa (ride n.d.r.). Personalmente non ho nessun problema con sequel o remake. Da ragazzino li adoravo perché quando ti innamori di un personaggio o di un mondo è bello poterlo vedere evolversi». Della stessa opinione anche Russell Crowe – «Dirigere è per me la condizione ideale. Voglio essere come Tiziano, avere a disposizione una grande tela. Preferisco quindi avere pazienza e aspettare il progetto giusto» -, presto sul grande schermo al fianco di Tom Cruise nel reboot de La Mummia, che sottolinea il disequilibrio e l’opposto approccio tra il teatro e il cinema in tema di rifacimenti: «Ogni anno qualcuno riporta in scena Amleto e nessuno obietta. Nel cinema non sembra essere così. In The Mummy interpreto un piccolo ruolo ma non si tratta di un remake, anzi. Gli Studios cercano di mettere l’accento su quello che la gente già conosce ma, oggi, la sviluppa a livelli altissimi».