SATURNO CONTRO

Forse l’immagine più potente, più toccante di Saturno contro è una panca di ospedale vuota. Si è consumato il tempo a disposizione di una vita, l’attesa è finita.

Finito quel confuso senso di vane speranze, quel desiderio inconfessato di una morte liberatoria, espresso in una muta, non articolabile richiesta ai medici perché compiano un gesto pietoso che metta fine a quel dolore, che restituisca dignità al malato. Su una panchina come quella ero stato anch’io, fuori dalla stanza dove uno degli amici che più hanno contato per me giaceva in coma. Si chiamava Flavio Merkel e a lui, che ne è stato l’ispirazione, il film è dedicato. Flavio non era né giovane né bello come Luca Argentero che lo interpreta ma, come il personaggio del film, amava riempire la sua casa di un’umanità “colorata” che era la sua famiglia di adozione, tanto diversa da quella reale che aveva a lungo stentato a capirlo, forse accettarlo. Eravamo in tanti in quell’ospedale ad alternarci per una breve visita vicino al suo letto, spesso convinti che, a dispetto del parere dei medici, si accorgesse di noi, comunicasse con un battito di occhi, un sospiro. Alcuni avevano ricordi di un’amicizia antecedente la mia, come Ferzan Ozpetek e Gianni Romoli, che ha scritto con Ozpetek il film e lo ha prodotto con Tilde Corsi. Ma tutti noi eravamo “gli amici” di Flavio, quelli che in un ospedale «non contano un cazzo», come dice l’infermiera Milena Vukotic nel film. Quelli che devono stare al proprio posto, senza nessun diritto.

Credo che Saturno contro sia il più importante fra i film del suo autore e il più personale, al punto di scegliere di girarlo nella propria casa. La realtà è stata rivisitata drasticamente ma ogni emozione, ogni ricordo sono rimasti autentici e carichi di pudore, come la macchina da presa che in quella stanza di ospedale non entra mai. Il mondo di Le fate ignoranti rivive per affrontare un nuova perdita. Ma alla vita, con i suoi piccoli drammi quotidiani, i momenti di allegria e i tradimenti, si oppone ancora una volta la zattera inaffondabile dell’amicizia, che supererà anche questa violenta mareggiata. Fra i meriti di Ozpetek c’è senz’altro quello di essere un regista di attori ed il suo numeroso cast anche qui dà il meglio di sé. Ambra Angiolini e Luca Argentero sono una straordinaria sorpresa ma Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Isabella Ferrari, Ennio Fantastichini, Serra Yilmaz, Filippo Timi e Michelangelo Tommaso sono perfetti nel costruire la “famiglia di elezione”, come pure Luigi Diberti e Lunetta Savino, il padre e la matrigna, che troppo tardi vorrebbero conoscere e capire quel ragazzo “diverso” che era stato costretto ad andare via dalla loro casa. L’equilibrio tenacemente costruito con la volontà degli affetti, spazzato improvvisamente via da un’emorragia, lascia spazio al dolore di un vuoto incolmabile.

Ma dal dramma nasce, in ciascuno, un’emozione che somiglia al sogno di una ritrovata serenità, ancora lontana ma possibile. Come sembra suggerire il finale, costruito su uno dei lunghi movimenti circolari di macchina cari a Ozpetek e accompagnato dal bel tema musicale di Neffa. Saturno contro è un film molto bello, importante. La commozione che suscita è intessuta di tenerezza, spesso di ironia – non lo scrivo per rassicurare lo spettatore – ed è estremamente piacevole abbandonarsi alle sue splendide invenzioni di regia. Come la lunga e muta camminata di Isabella Ferrari, lentamente affiancata da Stefano Accorsi. Una delle scene più sensuali degli ultimi anni: nel linguaggio del corpo di Isabella c’è una promessa erotica che le parole non potrebbero rendere. O l’inquadratura memorabile della stanza del residence dove si è stabilito Accorsi ed il confronto fra Buy e Ferrari, la moglie e l’amante. O ancora la camera ardente – sulla voce estraniante di Gabriella Ferri e la sua Remedios – con la soggettiva “cercata” di Ambra che trasforma il momento in un “nuovo incontro”. Non perdete questo film, penso mi darete ragione.