Scrosati (Freemantle): «Così ripartiamo dopo il virus»

Intervista al Coo italiano (dal 2018) e nuovo capo dei global drama della grande società mondiale di produzione, che nel 2019 ha registrato una crescita di fatturato del 36%.

Andrea Scrosati, ex Evp Sky responsabile di tutti i contenuti non sportivi della piattaforma pay (si devono a lui il rilancio di X Factor, il boom di Masterchef e serie come Gomorra e The Young Pope), è divenuto nel novembre 2018 Chief Operating Officer (COO) di Freemantle, una delle più grandi società di produzione audiovisiva mondiali. Nei giorni scorsi è anche diventato responsabile del dipartimento del Global Drama di Fremantle, che supervisiona una lista di 50 serie TV nel mondo, dopo la partenza della Global Drama Chief Sarah Doole (uscita per fondare una società chiamata “Saw the Seed”, rivolta allo sviluppo e management di nuovi talenti creativi).

Il suo arrivo ha innescato un boom nella produzione global drama di Fremantle: con i successi di American Gods e The New Pope, le entrate sono aumentate del 36%, arrivando a 414 milioni di euro (494 milioni di dollari).

In una intervista a Deadline, ha spiegato gli effetti della pandemia dovuta al Covid sulle produzioni mondiali, ha fatto il punto sulle novità in cantiere e illustrato la via scelta da Freemantle per rispondere alle difficoltà e rilanciare le produzioni. All’insegna dell’ottimismo. Nelle righe che seguono ne pubblichiamo un ampio estratto.

L’intervista completa, in inglese, è disponibile a questo qui

Fremantle ha ripreso la produzione dopo il lockdown?

Più dell’80% dei nostri show è tornato in produzione. Operando in 30 territori non c’è mai stato un momento durante la crisi del coronavirus in cui abbiamo interrotto completamente la produzione. Alcuni team hanno svolto un lavoro incredibile, come i nostri produttori in Australia, che sono riusciti a continuare le riprese di Neighbours anche durante il periodo peggiore del coronavirus. Ora le nostre produzioni cinematografiche stanno riprendendo quasi tutte, anche se ci sono problemi in America Latina che è un’area molto colpita dal virus. E ci sono alcuni problemi perché nei progetti più commerciali il cast deve viaggiare in molte nazioni diverse e questo rende tutto più complicato».

 La produzione è diventata più lunga e costosa?

«Dipende tutto dal territorio e dalla dimensione del progetto. Ci sono problemi generali, come quello dell’assicurazione ed alcuni paesi hanno fornito una copertura statale. Quando abbiamo riaperto i set a maggio e giugno, eravamo consapevoli del rischio di una seconda ondata».

Può fare un esempio?

«In Italia stavamo producendo Anna, una serie TV con la regia di Ammaniti che parla di un virus che ha sterminato l’umanità, facendo sopravvivere solo i bambini. Nella serie c’è una città abitata solo da bambini e abbiamo dovuto smettere di girare intorno a marzo. Abbiamo ridotto gli episodi da otto a sei per essere sicuri di poter finire di girare la serie più velocemente».

Ma ridurre il numero di episodi non influisce sulla narrazione?

«No. Lo showrunner è Ammaniti, che è anche l’autore dei libri e delle sceneggiature ed è stata una sua decisione. Fremantle ha 49 drammi in produzione, o pre-produzione e tra questi 31 sono in fase di ripresa, o in post-produzione. Fremantle sta producendo molte più serie TV, fuori dagli Stati Uniti e dal Regno Unito di quello che stia facendo qualsiasi grande studio statunitense. I set negli Stati Uniti sono stati fortemente colpiti, mentre la Scandinavia e Israele sono state in grado di andare avanti. Anche nazioni come l’Italia, che inizialmente erano state pesantemente colpite, con le riprese cinematografiche che si erano bloccate in tutto il paese, sono stati in grado di riavviare la produzione abbastanza rapidamente».

Parlando del progetto di Michael Winterbottom su Boris Johnson che è stato annunciato due settimane fa a che punto siete?

«Richard Brown mi ha detto che Michael è incredibilmente veloce: ha già scritto a grandi linee l’arco narrativo della serie e ha già pronta una prima versione della puntata pilota. Sto attendendo nuovi aggiornamenti».

La serie TV The New Pope/Young Pope è stata un grosso successo internazionale. Vedremo altre stagioni della serie nel futuro?

«Al momento non so se ci sarà la stagione 3 di Young Pope. Ma la stessa società cinematografica, Wildside sta producendo la serie TV L’Amica Geniale e stanno per partire le riprese della terza stagione. La società cinematografica italiana The Apartment ha appena firmato un accordo con Netflix per produrre il film The Hand Of God con la regia di Paolo Sorrentino. E la stessa società di produzione produrrà anche un film di Paolo Sorrentino con Jennifer Lawrence».

 

Con la partenza di Sarah Doole, di cui ha assunto l’incarico, ha annunciato una nuova struttura. Come cambierà il modo di lavorare del gruppo?

In realtà non ci sarà un cambiamento vero e proprio. Il direttore creativo Christian Vesper era già responsabile della gestione quotidiana dei rapporti con tutti i nostri attori e produttori e lo scopo della nostra struttura è investire e valorizzare il talento dei nostri attori, sceneggiatori e anche produttori. Chiunque abbia un progetto innovativo e di forti contenuti, sa benissimo che può proporlo in giro e probabilmente ottenere un grosso compenso per la vendita o lo sviluppo del progetto. Noi dobbiamo porci in maniera diversa, dobbiamo diventare un luogo dove i creatori dei contenuti possano avere piena indipendenza creativa, sapendo che faremo del nostro meglio per trovare la sistemazione migliore per il loro show. Fremantle non potrà mai eguagliare i compensi che Netflix, Apple, o Amazon possono elargire, ma possiamo offrirgli qualcosa di diverso: una partnership dal punto di vista commerciale nel loro progetto. Non si ottiene lo stesso anticipo, ma si può avere un vantaggio enorme se lo show ha successo. Un buon esempio è l’accordo che abbiamo fatto con Richard Brown, una delle persone più sofisticate con cui abbia mai lavorato. Era lui il produttore creativo dietro serie TV come True Detective e Catch 22 e quando ha lasciato Anonymous Content, avrebbe avuto la possibilità di diventare un dirigente strapagato in una delle migliori compagnie cinematografiche del mondo, ma gli è piaciuta la proposta di essere nostro partner. Ci ha già portato Wild Rabbit, una serie che parla delle droghe sportive utilizzate per migliorare le prestazioni degli atleti, ambientata a Miami e sceneggiata da Randy McKinnon. Il nostro team è lì per aiutare Richard a trovare i migliori sceneggiatori per i suoi show, finanziando la parte iniziale del progetto e negoziando il miglior contratto possibile per quella serie televisiva».

Testo di Oscar Cosulich