Seberg, il biopic punta sulla dedizione al ruolo di Kristen Stewart

Seberg

Seberg si apre con la scena (ricostruita) del rogo in Santa Giovanna, il film trampolino di Jean Seberg (e in cui finì pure ustionata, Nda) e da lì seguiamo la biografia dell’attrice fino al 1971 (circa), ovvero, dall’improvvisa infatuazione per i Black Panthers, movimento rivoluzionario nero – uno degli incubi dell’FBI di Hoover – e neanche tanto tangenzialmente per Hakim Jamal, militante che le forze di polizia definiscono “tossico, pornografo ed ex frequentatore di manicomi”.

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E visto che gli agenti Jack Solomon e Carl Kowalski sono già ben tesi su Jamal, diventa quasi automatico spostare il tiro sulla diva amante che “gioca col fuoco”. Lei che si chiede “come posso cambiare le cose?” e “io voglio fare la differenza“, diventa così oggetto di una campagna di pedinamento e poi diffamazione sempre più pesante. Tanto che lo stesso Solomon, a differenza del reazionario e aggressivo Kowalski, cerca di prendere le distanze, ma invano. Sempre più turbata, sempre più paranoica, l’attrice manda a monte il suo matrimonio con Romain Gary (celebre drammaturgo e scrittore) e comincia a giocare con l’idea del suicidio.

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Animati dal sacro fuoco dell’indignazione, gli sceneggiatori Joe Shrapnel e Anna Waterhouse si mettono da soli in un cul-de-sac, alternandosi tra il racconto (che sospettiamo purgato) della disgregazione personale di una giovane star già al vertice della fama e la denuncia delle malefatte evidenti di un sistema di indagine aggressivo sino all’insulto e alla violenza, poi condannato e rifiutato. Per cercare equilibrio morale si inventano allora un poliziotto idealista, con tanto di moglie sensibile e probabilmente liberal, più una passione per i fumetti originali degli anni ’40.

 

Noi facciamo finta di crederci e il regista Benedict Andrews, d’estrazione teatrale e con poche regie cinematografiche in curriculum (il drammatico Una, più due registrazioni di spettacoli) costruisce atmosfere e ambientazioni sempre con mano guantata. In compenso può contare sulla dedizione al ruolo di Kristen Stewart, mai empaticissima ma intelligente, dotata, scrupolosa nel reinventare un personaggio celebre senza soggezioni o, al contrario, voglia di strafare. Il cast di contorno asseconda con eleganza le indicazioni di regia, da Margaret Qualley (la rivedremo a presto nell’ultimo Tarantino) ad Anthony Mackie, dal fegatoso Colm Meaney al “soldatino” dell’FBI con remore, l’inglese Jack O’Connell, mentre Vince Vaughn è quello senza remore.