#SECONDLIFE, I FILM DA RIGUARDARE SU CHILI TV: “MANOLETE”

Su Chili TV c’è Manolete (noleggio 2,99€, vendita 5,99€), biopic interpretato da Adrien Brody e Penelope Cruz, incentrato sulla storia del leggendario matador Manuel Rodriguez Sanchez detto Manolete. Ecco perché merita una #SecondLife

LA STORIA:

Manolete
Manolete e Adrien Brody

Durante la dittatura del Generale Franco c’era un torero che infiammava le arene di tutta la Spagna: Manuel Rodriguez Sanchez, conosciuto come Manolete. Corrida dopo corrida, il matador spagnolo entrò nel mito come il ”miglior torero di sempre” ma, nonostante l’aspetto gracile e il temperamento schivo, fu tormentato dal burrascoso amore con l’attrice Lupe Sino che, malgrado tutto, rimase con lui fino all’ultima, fatale corrida de toros.

IL PERSONAGGIO:

Manolete
Manolete

Manolete scese per la prima volta in un’arena a soli tredici anni, nella sua città natale Cordova. Prima dello scoppio della II Guerra Mondiale e fino al Dopo Guerra Spagnolo, il torero divenne il simbolo della Spagna nel mondo, al pari di Picasso. Esibendosi sia nella Penisola Iberica sia all’estero, Manolete, timido e avvezzo alla mondanità, si innamorò dell’attrice Lupe Sino che, all’epoca, non veniva vista di buon occhio (sia dalla stampa che dallo staff del torero) per via di una nomea non propriamente bonaria. Infatti, Lupe, benché sia stata ”invocata” sul letto di morte da Monolete – dopo essere stato incornato dal toro Islero, durante la sua ultima corrida a Linares – , non fu fatta entrare nella sala operatoria, per paura che l’enorme eredità del torero andasse nelle sue mani. Sepolto a Cordova, il mausoleo di Manolete è tutt’ora meta di omaggi e pellegrinaggio.

IL FILM:

Manolete
Adrien Brody e Penelope Cruz nel film

Il regista olandese Menno Meyjes scrive e dirige Manolete, biopic incentrato sulle gesta del celeberrimo torero a metà tra la Tauromachia e la passione, come quella sfrenata e incontrollabile che ebbe verso la sua Lupe ”Mamita” Sino. Il film, attraverso flashback, sangue e ”paglie” fumate rabbiosamente, è un susseguirsi di primi piani dei protagonisti, tormentati e sfatti, allargando, scena dopo scena, l’occhio della macchina da presa per spostarlo e concentrarlo sulla vita privata del grande matador, facendo sanguinare la sua Leggenda non solo per le incornate dei mastodontici e fieri tori ma, soprattutto, per la consapevolezza che la sua anima sia, irrimediabilmente, divisa in due: da una parte l’ardore per una donna, dall’altra quello per la morte, sfidata ed esorcizzata tra petali di rose e drappi rossi. Interpretato da Adrien Brody (senza un filo di trucco e parrucco, per via della somiglianza con il personaggio) e da una sempre passionale Penelope Cruz, Manolete, dunque, esplora letteralmente le cicatrici di un’icona popolare, racchiudendo, oltre il senso biografico, una storia d’amore narrativamente perfetta: infranta come una promessa, malinconica come l’Andalusìa e crudele come una corrida.

Manolete
Adrien Brody nei panni del famoso matador

PERCHÈ VEDERLO:

Per (ri)scoprire parte della storia culturale spagnola, divenuta immortale proprio sfidando la morte e, in un certo senso, l’amore.

Damiano Panattoni