Il peso di essere Trailer: storia e valore del promo cinematografico

Una piccola analisi sull'importanza di un trailer, sulla storia (cosa significa "trailer"?) e su come va trattato.

Lo attendiamo, lo esaltiamo, lo condividiamo. Per molti è già lo specchio perfetto del film, per altri è l’esatto opposto: stiamo parlando del trailer. Di quale film? Di nessuno, per una volta dedichiamo un articolo solo a lui, finalmente solista.

Partiamo subito dicendo che lo scopo principale del trailer è quello di vendere il prodotto. Se c’è un premio Oscar nel cast, va inserito nel montaggio. Se il film è una commedia, già il trailer deve farmi ridere. Questo perchè il cinema è bello si, ma è ancora più bello se le file in sala sono piene. Dall’inizio del ‘900 i trailer hanno cominciato ad essere utilizzati per invogliare la gente ad andare al cinema; praticamente ci sono sempre stati, ma con delle differenze.

La parola trailer significa “rimorchio”. Questo perchè inizialmente non venivano presentati prima della proiezione ma dopo, in chiusura, a rimorchio appunto. Ovviamente la gente usciva a fine film ed il trailer si presentava ad una serie di poltrone vuote, cosi venne spostato in apertura (come lo conosciamo noi).

Dai ’50 in poi il trailer ha trovato una propria struttura, che bene o male è quella che tutt’ora vediamo ancora: voce fuori campo, scene clou, battute salienti, data d’uscita. Purtroppo negli ultimi anni, anche a causa di una profonda crisi nelle tasche del cinema, produttori e distributori hanno esagerato un pochettino nel mostrare, finendo per raccontare quasi tutto il film o spoilerando scene fondamentali (cosa che succede spesso nei trailer horror).

Terminator 2” è ritenuto da molti l’esempio perfetto: dopo 7 anni di realizzazione dove Cameron ha tenuto nascosta l’idea di Schwarzenegger buono, ecco arrivare il trailer che in 2 minuti scarsi spoilera il cambio di rotta.

Per questo sono più apprezzabili i trailer che non si trasformano in mini-film ma cercano principalmente di far capire il mood allo spettatore. Il problema è che sono sempre la minoranza.

Ci sono stati anche (pochi) casi dove è il regista stesso ad occuparsi del trailer: tra questi non possiamo non citare Hitchcock che girava scene inedite proprio per l’occasione, dove spesso appariva lui in persona. Nell’esempio qui sotto praticamente ha girato più un corto che un trailer, ma rende lo stesso l’idea:

Nota vintage: nelle serie tv di molti anni fa invece di un trailer bastava la voce fuori campo e delle scritte in sovrimpressione per catturare il pubblico. Tecnica utilizzata soprattutto quando i protagonisti si trovavano in una situazione di pericolo, dove per il continuo bisognava aspettare il giorno dopo. Classico esempio quello di “Batman” con Adam West: ogni storia era divisa in due, con un cliffhanger nel mezzo, seguito da questa formula invece che un trailer.

In seguito, soprattutto con l’arrivo di internet, la promozione di un film tramite un trailer è diventata importantissima. Sul web i trailer cinematografici sono tra le ricerche più richieste. Non a caso, pur di cominciare a far sentire la presenza del film sui canali social, ora ancora prima di un trailer viene realizzato il teaser. In maniera banale potremmo definirlo un trailer del trailer. Infatti spesso il teaser mostra poche immagini, giocando di più con scritte, musica e voce fuori campo.

Insomma, i trailer ci accompagnano da sempre, ovunque. In sala, in VHS prima e DVD poi, sul cellulare, sui social. Siamo tanto bombardati che solo da quelle immagini pensiamo di riuscire a capire l’effettivo valore del film in questione. A volte ci si prende, è vero, ma a volte no. Un gran trailer può portare in sala molto pubblico che si ritroverà davanti ad un pessimo film, come un pessimo trailer può allontanare la gente da un gran film. Ma fa tutto parte del gioco, l’importante è che i trailer facciano discutere.

Ultima cosa: negli anni ’70 i trailer duravano in media 3 minuti e mezzo. Nel 2020 verrebbe considerato un sequestro di persona.

 

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