SERIAL TV: LES REVENANTS

Arriva anche in Italia la prima stagione di Les Revenants, il più grande successo della televisione francese, su una ragazzina (e parecchie altre persone) di ritorno dalla morte

SU SKY ATLANTIC DAL 15 OTTOBRE

1 Stagione

Camille è una quindicenne come tante. Torna a casa da scuola, butta il suo zainetto, dice che è stanca e ha una gran fame. L’accoglienza in casa, invece, è anormale. Il padre e la madre sono sconvolti, mentre la sorella gemella Lena urla di terrore. Perché, in realtà, Camille ha un “piccolo problema”: quattro anni fa è morta, insieme ad altri compagni, per un incidente stradale durante una gita scolastica. Non c’è (e non ci sarà) spiegazione. Camille è “semplicemente” tornata indietro, senza ricordare quello che è successo, senza alcuna consapevolezza della morte e del tutto identica a quello che era. E non è sola, perché altri (molti altri) sono tornati dalla morte, come Simon, misteriosamente defunto il giorno del suo matrimonio, o Victor, che trent’anni prima è stato assassinato. Andato in onda due anni fa su Canal + e finalmente in onda anche da noi, proprio mentre si sta girando l’attesa seconda stagione, Les Revenants è stato il più grande successo (nel secolo scorso ci fu Belfagor) della televisione francese, venduto in 62 paesi e pronto a generare ben tre remake, compreso uno che produrrà proprio Sky Italia. Gran parte del fascino della serie scritta da Fabrice Gobert (con la preziosa collaborazione del grande narratore francese Emmanuel Carrère) sta proprio nella personalità di “coloro che ritornano”.

les-revenantsPiù vicini ai fantasmi della letteratura fantastica ottocentesca, Poe compreso, che agli zombies di The Walking Dead non provocano ribrezzo né sono portatori di oscure vendette, ma generano una paura assai più profonda, proprio perché non hanno fame di carne ma di vita: Camille vuole infatti riavere l’adolescenza che gli è stata negata, Simon l’amore che gli è stato sottratto. La serie è caratterizzata da un elemento che ne fa intuire la probabile evoluzione. Mentre si sviluppano le storie dei “ritornanti”, il livello del lago vicino al paese continua a scendere, facendo riaffiorare il vecchio paese distrutto dal crollo della diga. Qualcosa, nelle stagioni a venire, riaffiorerà dal passato, è sarà certamente oscuro. Ma, almeno per ora, l’attenzione degli autori (e dello spettatore) è tutta concentrata nel trasformare una storia fantastica in riflessione esistenziale. Perché tanto i “ritornanti” che i loro sconvolti parenti sono costretti ad affrontare la frantumazione del rapporto fra vita e morte. I primi vivono sia il desiderio e la fretta di vita, che la consapevolezza di essere comunque separati, diversi e perciò soli. I parenti, che hanno compiuto il loro faticoso itinerario dell’elaborazione del lutto, faticano ad accettare qualcosa che hanno sempre desiderato, segnati da senso di colpa, sgomento, incapacità di capire. Perché Les Revenants, sottolineando l’ambiguità del cattolico Pierre, leader della comunità, sceglie di escludere ogni elemento mistico. Qui i miracoli non esistono, o, se esistono, hanno conseguenze destabilizzanti e terribili.

Stefano Lusardi