“GOMORRA – LA SERIE”: LA RECENSIONE DEL QUINTO EPISODIO

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER

«Grand Hotel: gente che viene… che va… tutto senza scopo…», diceva il dott. Otternschlag in Grand Hotel, il film diretto da Edmund Goulding. Ma nel quinto episodio di Gomorra i personaggi non si muovono mai senza avere un obiettivo in testa. Per Ciro è arrivato il momento di sancire l’allenza con Genny ed evitare così una guerra di camorra.

L’impresa però è più complicata del previsto: Pietro Savastano non è disposto a restare nelle retrovie e, infatti, attraverso la fidata Patrizia, fa recapitare al figlio una pistola. Il messaggio è chiaro: l’Immortale deve lavare con il sangue l’onta delle sue colpe. Un piccolo dettaglio: l’arma in questione è stata creata con una stampante 3D (l’idea che questa pratica si stia diffondendo tra i criminali è agghiacciante). Ma se il vecchio boss fa capire subito quali siano le sue intenzioni, per Genny invece si crea un dilemma: deve seguire la volontà del padre o cogliere l’occasione per consolidare il suo potere? Il giovane appare incerto per tutto il tempo e non ha tutti i torti: come può fidarsi dell’uomo che ha ucciso Imma e che lo ha quasi giustiziato? Dato che la missione pacificatrice è molto rischiosa, il ragazzo decide di pianificare tutto nel caso in cui le cose vadano per il peggio. Il capoclan incontra quindi un affiliato a Ostia: Gomorra incontra Suburra e in noi nasce la speranza di vedere in futuro un crossover tra le serie di Sollima. Incrociamo le dita.

Neppure Ciro però è troppo tranquillo. Gli scissionisti – in particolare Scianel – non pensano che il piano possa funzionare ma, con uno slancio alla Robin Hood, l’alter ego di Marco D’Amore professa tutta la sua volontà di agire per mantenere la calma della gente di Secondigliano, che potrebbe invece rivoltarsi contro di loro a causa della fame e della miseria. Come si dice: l’importante è crederci. La seconda questione che agita l’animo dell’Immortale riguarda il futuro della figlioletta, rimasta orfana della madre. Solo ora l’antieroe capisce che il prezzo delle sue azioni ricade inevitabilmente sulla ragazzina. La buona notizia è che qualche sussulto di coscienza può nascere anche in uno spietato assassino. Il tempo per i ripensamenti però è finito: bisogna andare a Trieste per giungere a patti con il nemico.

La sera prima dell’appuntamento però Ciro trova Genny ad attenderlo nella sua sua stanza d’albergo. L’incontro è teso ma una parte di noi sa che non ci saranno spargimenti di sangue perché sarebbero una pessima scelta narrativa. E infatti i due si scambiano qualche parola, rivangando il passato. L’Immortale chiede a Savastano di ucciderlo perché per il potere ha sacrificato tutto e tutti, compresa la moglie Debora. Il disprezzo di Genny aumenta ma alla fine l’uomo opta per la scelta più saggia e risparmia la vita del rivale. Il giorno dopo i due camorristi si incontrano così come era stato ufficialmente stabilito. La pace sarà possibile secondo delle specifiche condizioni: i Savastano devono cedere i loro affari agli scissionisti e gli affiliati del clan perdente resteranno confinati nel loro rione, in cambio Pietro continuerà la sua latitanza. Genny accetta l’accordo. Ovviamente la notizia arriva al vecchio Savastano che si infuria, urlando: «Mi ha tradito e mi ha venduto». Alla fine Ciro ritorna dalla figlia mentre Genny rincasa dalla fidanzata Azzurra che gli comunica di essere incinta. Quindi ora abbiamo tre criminali l’uno contro l’altro ma anche tre padri bloccati in uno stallo alla messicana che non potrà concludersi felicemente.

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