“IL TRONO DI SPADE 6 – BOOK OF THE STRANGER”: LA RECENSIONE

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Quando sembra che non succeda più, ti riporta via la felicità. Se Il trono di Spade fosse uno show della Disney, la canzone de La Bella e la Bestia sarebbe perfetta per descrivere l’ultimo episodio della serie intitolato Book of the stranger. Dopo molte sofferenze per gli spettatori e i protagonisti pare che D.B. Weiss e David Benioff abbiano voluto concedere a tutti una tregua. Basta con le morti tragiche e le torture psicologiche, almeno per ora.

L’ultima puntata si è aperta con la riunione di famiglia che il pubblico aspettava da anni. Sansa, Brienne e Podrick sono arrivati alla Barriera proprio mentre Jon Snow era in procinto di andarsene. Questa volta però i fratelli Stark hanno avuto un tempismo perfetto e sono riusciti a riabbracciarsi. Se qualcuno ha pianto di fronte a questa scena, sappia che non è il solo. Kit Harington e Sophie Turner hanno fatto uno splendido lavoro per comunicarci tutte le emozioni dei loro personaggi in bilico tra la gioia, il rimpianto e la consapevolezza che le tragedie che hanno vissuto li abbiano cambiati per sempre. Sansa ora è in cerca di vendetta. Jon invece vuole solo dimenticare. Forse per chi ritorna dal regno dei morti le faccende terrene assumono un significato del tutto diverso.

Se l’arrivo di Brienne e della sua protetta ha scatenato l’ovazione del pubblico, c’è chi invece non ne è stato affatto contento. Stiamo parlando di Melisandre, che finora ha taciuto il suo coinvolgimento nella fine di Stannis Baratheon e della povera Shireen. Quando Ser Davos scoprirà la verità ci saranno pesanti ripercussioni per la sacerdotessa, di cui non è una fan nemmeno la Vergine di Tarth: l’ambigua magia dell’alter ego di Carice van Houten non è compatibile con la morale granitica della fiera guerriera. Al contrario di qualcuno che non si fa mai scrupoli a tessere intrighi e inganni, ovvero, Ditocorto. La buona notizia è che in Book of the Stranger ritroviamo Aidan Gillen. Quella cattiva è che il suo personaggio non ha perso un briciolo della sua vena complottista e, infatti, è arrivato a convincere il nipote Robin Arryn – un bambino diventato Lord troppo presto – a dichiarare guerra a Ramsay Bolton. Niente di più rischioso ma Petyr Baelish ha sempre un asso nella manica e nelle prossime puntate capiremo cosa ha in mente.

Di certo l’astuzia è una dote importante in politica e ne sa qualcosa anche Tyrion. All’insegna del “tieni gli amici vicini e i nemici più vicini”, Lannister ha scelto la via del negoziato diplomatico per venire e patti con i mercanti di schiavi e, al tempo stesso, togliere importanti fondi ai pericolosi figli dell’Arpia. L’idea non è stata particolarmente apprezzata da Verme Grigio e Missandei, che non volevano fare accordi con chi li ha sempre trattati come oggetti. Il compromesso però era inevitabile. Attenzione: il personaggio di Peter Dinklage è più simile ad Abraham Lincoln che a Frank Underwood. Ma Tyrion non è il solo eroe dell’episodio e all’elenco bisogna aggiungere anche Ser Jorah e Daario. La loro missione era salvare Daenerys Targaryen ma più che cavalieri senza macchia e senza paura, i due ricordavano molto i protagonisti di Arma Letale: sempre pronti a qualche battuta sulla loro differenza d’età e spesso in contrasto per definire la migliore strategia da adottare.

Ma la madre dei draghi non è stata la sola damigella in pericolo dell’episodio. A condividere la stessa sventura c’è anche Margaery Tyrell ancora nelle mani di Alto passero, sempre a capo del suo personale tribunale dell’Inquisizione. A differenza di Cersei, la regina di Approdo del Re si distingue per la sua tempra d’acciaio. Il culto militante ha distrutto psicologicamente suo fratello ma la ragazza non ha ceduto. Il trucco? Considerare quei fanatici come dei rivali politici che sfruttano la religione, come altri fanno leva sul proprio titolo nobiliare, per arrivare allo stesso obiettivo: il potere. Ma la sorte della giovane sta a cuore a Olenna, costretta suo malgrado ad allearsi con i Lannister per liberarla. Che ci sia in preparazione una rivolta? Restiamo fiduciosi e, nel frattempo, constatiamo come il concetto di sindrome post-traumatica non sia molto conosciuto dalle parti delle Isole di Ferro.

Se vostro fratello tornasse a casa dopo aver subito torture inimmaginabili voi cosa fareste? Nel caso di Yara Greyjoy dimostrereste nei confronti di Theon un acceso astio – la sua presenza potrebbe essere un ostacolo per l’ascesa al trono della ragazza – come se il poverino non avesse già sofferto abbastanza. Ma ognuno ha i suoi problemi e per una vittima che fugge da Ramsay ce n’è già un’altra pronta a prendere il suo posto. Chi? Osha. Purtroppo la missione in stile Mata Hari della serva di casa Stark era fallimentare già sulla carta. Bolton è un sociopatico omicida ma non un idiota e sottovalutarlo può rivelarsi un errore fatale. Una lezione che presto potrebbero imparare anche alla Barriera dove è giunta la notizia che Rickon si trova in pericolo.

Jon Snow è riluttante all’idea di guidare un esercito, dotato anche di scarse risorse, ma Sansa non ha dubbi: questa è l’occasione giusta per vendicarsi del sadico Lord. Sempre nella categoria “persone da non sottostimare” annoveriamo Daenerys. Che la ragazza interpretata da Emilia Clarke non potesse essere relegata al ruolo di vedova di Khal Drogo era palese ma Khaleesi ha voluto specificarlo meglio con uno spettacolo pirotecnico davvero epico. Avere un corpo resistente al fuoco ha fatto il resto. Eliminati tutti i capi dei Dothraki, ora spetta a lei il comando mentre noi gioiamo consapevoli di aver assistito al miglior episodio andato in onda della stagione. Gli sceneggiatori hanno dosato perfettamente azione, colpi di scena e commoventi incontri lasciandoci più volte a bocca aperta. Ma non facciamoci ingannare, conoscendo D.B. Weiss e David Benioff, nella prossima puntata ci attendono lacrime e sangue.

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