Un sogno chiamato Florida: la vita difficile ai margini di Disneyland

Un sogno chiamato Floride

The Florida Project, Usa, 2017 Regia Sean Baker Interpreti Willem Dafoe, Bria Vinaite, Brooklynn Prince, Valeria Cotto, Christopher Rivera, Caleb Landry Jones, Macon Blair, Sandy Kane Distribuzione Cinema Distribuzione Durata 1h e 51′

Al cinema dal 22 marzo 2018

LA STORIA – A volte non basta vivere ai bordi della degradazione per essere infelici, anzi… Moonee e i suoi amici Scooty e Jancey vivono in una zona abitativa-hotel tanto vicina a Disneyworld quanto sideralmente lontana per confort e modo di vita. Eppure per questi piccoli abitanti del Magic Castle Hotel, il loro mondo è egualmente un incrocio tra Fantasyland ed Adventurland, scatenati mocciosi pieni di vita, candore e sentimenti puliti a dispetto di un linguaggio sboccatissimo e gesta a volte da teppistelli. Ovviamente per i loro genitori, specie la mamma single di Moonie, Halley, la vita è tutt’altro, è una lotta quotidiana per recuperare i soldi della pur scarsa pigione, destreggiandosi affannosamente tra piccole truffe, taccheggi, alcolici, droghe e via di peggio. Fortunatamente il gestore del condominio, Bobby, è non solo un abile tutto fare, ma si trasforma all’occorrenza anche in un guardiano premuroso, quasi un angelo di quartiere.

L’OPINIONE – All’interno del circuito del cinema Usa Indipendente, dove più che Hollywood conta Park City, Utah, là dove c’è il Sundance Film Festival di Robert Redford, Sean Baker è un regista di culto, avendo firmato delicate e originali commedie da mondo piccolo, come Prince of Broadway, 2008, o Starlet, 2012, a volte anche con un linguaggio linguisticamente d’avanguardia come Tangerine, 2015, girato esclusivamente con i telefonini (poi riadattati) e vincitore di numerosi premi internazionali (tra cui Deauville).

The Florida Project (il titolo originale si riferisce anche al nome con cui Disney World nei progetti iniziali era stato battezzato) ha almeno tre ottimi motivi per essere visto e apprezzato: l’occhio mai smanceroso ma sempre complice con cui il regista osserva il mondo mettendo a contatto la percezione dei ragazzini con quella degli adulti, una ambientazione assurdamente solatia (tra l’altro “vera”, con i residenti che hanno partecipato alle riprese) e inevitabilmente simbolica, la cui disperazione sociale risalta ancor più con la prossimità del parco divertimenti (proprio una specie di lato nascosto della Luna), la potenza dell’interpretazione di un gigante della recitazione come Willem Dafoe, sovente utilizzato sul grande schermo in ruoli facili o comunque da caratterista (il volto segnato lo aiuta in questo senso, mentre in teatro al contrario la sua splendida dizione e voce sa colpire e illuminare ogni situazione, dal classico all’avanguardia, dal dramma borghese alla performance), che qui anima un personaggio ammirevole, galantuomo in jeans e t-shirt: la nomination agli Oscar (come quella per i Golden Globes) non gli è decisamente piovuta dal cielo così per caso o grazia ricevuta.