Soul, recensione del film Disney/Pixar

Soul Usa 2020, regia Pete Docter, co-regia Kemp Powers, ANIMAZIONE, Distribuzione Walt Disney

Uscita: 25 dicembre su Disney+

lL FATTO

Joe Gardner (voce originale Jamie Foxx) è un pianista appassionato di jazz in attesa della grande occasione che intanto insegna musica in una classe di adolescenti per lo più svogliati. Quando il caso gli apre le porte della band della grande sassofonista Dorothea Williams (Angela Bassett) Joe non sta più nella pelle, ma uscito dall’audizione cade in un tombino e piomba in una realtà dove convivono The Great Beyond (l’Aldilà), ritrovo delle anime dei defunti e The Great Before, dove invece stazionano quelle dei nascituri, preparate alla vita sulla Terra da misteriosi tutori. Joe non intende morire, vuole a tutti costi vivere la sua grande serata jazz e nei suoi maldestri tentativi di tornare sulla Terra incrocia 22 (Tina Fey), un’anima che da centinaia di anni non ne vuole sapere di vivere e che per la sua testardaggine nel rifiutare la scintilla per nascere ha fatto disperare tra gli altri anche Madre Teresa di Calcutta e Gustav Jung. Come la strana coppia riuscirà a collaborare e a comprendere quale sia il senso della vita è un percorso a ostacoli tutto da godere.

Soul recensione

SOUL – L’OPINIONE

Pete Docter è un genio cresciuto alla corte di John Lasseter e oggi ha preso il posto del suo mentore e tutore, allontanato dall’Impero del Topo per le accuse di “abbracci non voluti” che lo hanno gettato nel calderone del #meetoo, neanche fosse Harvey Weinstein. Già vincitore di due Oscar (per Up nel 2010 e Inside Out nel 2016), Docter non ha mai temuto di affrontare temi lontani dall’animazione solo per chi si ostina a considerarla non un mezzo narrativo come un altro, ma un “genere” per bambini. Dopo la vecchiaia (e il lutto) in Up e le turbe adolescenziali in Inside Out, in Soul la scommessa è parlare della morte e del senso ultimo della vita: un impegno da far tremare le vene ai polsi, affrontato nel film con il sapiente alternarsi di gag di alleggerimento che rendono digeribile il tutto a un pubblico di ogni età. Il fatto che nella colonna sonora poi siano miscelate con sapienza le performance pianistiche del jazzista Jonathan Baptiste alle composizioni di Trent Reznor e Atticus Ross (Nine Inch Nails) è solo un altro dei segni della volontà del regista di spingersi oltre i limiti del prevedibile.

SE VI È PIACIUTO SOUL GUARDATE ANCHE

La riflessione sulla morte di Clint Eastwood in Hereafter (2010) e il corto The Cat Concerto (1947) di William Hanna e Joseph Barbera, prima grande performance pianistica animata della storia.