SPECIALE OSCAR: INTERVISTA A VIGGO MORTENSEN, IL “CAPTAIN FANTASTIC” DEGLI ACADEMY AWARDS

Viggo Mortensen è candidato ai prossimi Premi Oscar come miglior attore protagonista per Captain Fantastic, dopo la nomination del 2008 per La promessa dell’assassino. Comunque vada, Captain Fantastic è un film che ricorderà per sempre: in questa intervista ci racconta perché

 

Come lui nessuno mai, e a dirlo sono gli stessi registi che ci hanno lavorato. Nessuno si dedica con tanta passione ai propri personaggi, raccogliendo informazioni utili a tutto il cast, portando sul set vestiti e oggetti personali, libri della propria biblioteca, offrendo non solo suggerimenti per migliorare la sceneggiatura, ma anche preziosi consigli su giardinaggio e piantumazione, com’è accaduto per il suo ultimo film, Captain Fantastic, accolto da una standing ovation al Festival di Cannes e premiato dal pubblico alla Festa di Roma.

Cosa volete di più da Viggo Mortensen? Bello, schivo, quasi malinconico, si accende quando parla del suo lavoro sul set, della collaborazione con il regista Matt Ross e di tutte le sorprese che gli hanno regalato i giovanissimi attori, i suoi figli nel film. Nei panni di Ben Cash, Mortensen è infatti il patriarca di una famiglia decisamente sui generis, cresciuta tra le foreste del nord America, abituata a cibarsi di ciò che coltiva e caccia e a celebrare il Chomsky Day invece del Natale o del compleanno.

Poi però un evento luttuoso si abbatte su quella piccola tribù e padre e figli sono costretti a fare i conti con una realtà ben diversa e a riflettere su quale sia il proprio posto nel mondo. «Uno straordinario viaggio emotivo», ci dice l’attore cominciando ogni frase in italiano e proseguendo in inglese, «che ci sta regalando tanta gioia. Non dimenticherò mai quella standing ovation a Cannes, non ho mai visto tanto entusiasmo e affetto per un film da me interpretato e presentato in un festival. Infatti ai bambini ho detto “godetevelo, perché non è detto che vi ricapiti”».

Ma è davvero così difficile trovare buoni ruoli?

Si, ma lo è sempre stato. Guardate i film di quest’anno: la maggior parte sono davvero poco interessanti. Certamente animati da buone intenzioni, ma decisamente poco originali. C’è sempre però una piccola percentuale di proposte sorprendenti, che guardano alla vita e al pubblico in modo diverso. Storie che non ti mollano a metà, e mantengono le promesse fino alla fine.

Eppure il successo di pubblico e di critica di Captain Fantastic, a cui si aggiungono i tanti premi vinti, dimostrano che il pubblico è capace di apprezzare film “diversi”.

Il pubblico non va sottostimato, ma spesso produttori e distributori sembrano dimenticarlo. Capisco che un grosso studio americano che spende 200 milioni di dollari per un film debba stare attento a non rischiare troppo andando sul sicuro. Ma così facendo ci sono poche possibilità che si riesca a fare un lavoro originale, a meno che tu non sia Peter Jackson. Ci sono film mediocri che fanno un sacco di soldi perché vengono molto sostenuti dalla distribuzione e film di qualità che non ricevono l’attenzione e il supporto meritati. Dipendiamo molto da chi investe su di noi. Accade la stessa cosa anche in politica.

Vale a dire?

Spesso idee e programmi diversi non hanno alcuna importanza, è solo una questione di soldi. I soldi influenzano molto quello che la gente ricorda e sceglie, guarda e vota.

Lei è famoso per vivere il set in maniera molto intensa, dedicandosi anima e corpo ai personaggi. Quanto è difficile poi liberarsi di loro?

Non ho nessuna fretta di dimenticarli, anzi, mi piace restare con loro più a lungo possibile. Questo è il mio modo di lavorare, cerco sempre di avere il quadro completo ed essere di aiuto, amo condividere sforzi ed energie. Spesso gli oggetti, gli abiti e i libri che porto sul set mi aiutano a sentirmi a casa più velocemente.

Il film parla anche del prezzo che un genitore paga per prendersi cura dei propri figli. Lei a cosa ha rinunciato per essere un genitore migliore?

Ho rinunciato a dei film per non stare troppo a lungo lontano da mio figlio. Ho quasi detto no anche a Il signore degli anelli, se non fosse stato proprio mio figlio a convincermi ad accettare il ruolo di Aragon. Ho agito come normalmente fanno le donne, ma molti padri della mia generazione si sono comportanti allo stesso modo. Mio figlio però non è l’unica ragione delle mie rinunce.

Cioè?

Mi accade spesso di dare la mia parola per un film che però impiega molto tempo a trovare finanziamenti, e il processo finisce per coinvolgermi per anni. Per questo ho perso molte opportunità interessanti. Tecnicamente avrei potuto accettarle, abbandonando progetti non ancora pronti a partire, ma non lo farei mai. Sono molto cauto quando mi impegno, ma poi una volta presa una decisione, sono molto determinato ad arrivare fino in fondo.

Lei sembra possedere la sensibilità giusta per lavorare con i bambini.

Mi piacciono perché sono imprevedibili, sorprendenti. Se sei disposto a essere estremamente flessibile, diventa un’esperienza fantastica. Recitare con loro mi costringe a ricordare continuamente cosa vuol dire essere un attore e raccontare delle storie: mantenere la mente costantemente aperta, allenata a trovare la soluzione giusta in ogni momento.

Alessandra De Luca