SPECTRE: LA RECENSIONE

007 Spectre Usa/Gran Bretagna, 2015 Regia Sam Mendes Interpreti Daniel Craig, Monica Bellucci, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Andrew Scott, Rory Kinnear, Dave Bautista Distribuzione Warner Durata 2h e 30’ Vai al sito ufficiale

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5 novembre

Sventando un attentato a Città del Messico, durante il caotico Dia de los Muertos, James Bond si impadronisce di un messaggio criptico che lo porta a Roma. Seguendolo, si imbuca in un misterioso meeting notturno che si rivela un incontro tra i massimi esponenti della Spectre, famigerata associazione guidata dal sardonico Franz Oberhauser, che punta a controllare, con attentati mirati, nientemeno che il mondo intero. La minaccia è resa ancor più grave a causa delle faide interne al vertice del servizio segreto britannico, tra fautori dei vecchi metodi (come M) e i nuovi capi supertecnologizzati (come C). In più sembra che il boss dello Spectre abbia una questione personale aperta con 007. Ma quale?

Tanti fili uniscono Spectre ai precedenti: nemici che tornano (Mr. White/Jesper Cristensen, un tempo avversario letale e ora malato, con la figlia Madeleine/Lea Seydoux da proteggere), nomi che fanno male al cuore pur temprato della spia (Vesper Lynd), sviluppi progressivi del carattere dei personaggi (specie M e Q). L’unico filo reciso è però quello dell’invenzione creativa, dell’innovazione nel genere. Sia chiaro, se si chiede a James Bond le tre S della sua formula (snobismo, sadismo e sesso) non mancano di certo, così come le performances mirabolanti (il lungo prologo messicano è puro magnifico virtuosismo, persin gratuito se vogliamo: un piano-sequenza ininterrotto alla Brian de Palma, dalla folla ai personaggi alla passeggiata sul cornicione all’inseguimento), l’umorismo british (ma qui eccelle il personaggio di Wishaw, ovvero Q), i cattivoni pestaduro (il wrestler Dave I guardiani della Galassia Bautista), le location sparpagliate da spot turistico (oltre a Città del Messico e la città eterna, anche le Alpi austriache e il Marocco) e persino la morale autoriflessiva («licenza di uccidere significa anche licenza di non uccidere »). Il problema è che sembra che Sam Mendes ci sbbia messo più il mestiere che non la passione (già si era fatto pregare per realizzare il suo bis e comunque ha detto che con questo ha chiuso con Bond, salvo ripensamenti si capisce). Infine la Bellucci è un cadeau che non aggiunge molto alla storia (però è sempre un piacere vederla) e Beppe Lanzetta appare giusto per farsi menare e scaraventare oltre la balaustra da Bond.

Massimo Lastrucci