Stefano Accorsi ai ragazzi del Social Film: «La soluzione più facile lasciatela ad altri, inseguite sempre quella più difficile» 

L’abbiamo incontrato al Social World Film Festival di Vico Equense, che Claudia Cardinale ha definito “il festival più emozionante del mondo”. Ai giovani studenti di recitazione cui stava tenendo una masterclass, Stefano Accorsi ha detto più volte dal palco di non scegliere la soluzione più facile, mai, ma di cercare sempre la soluzione più difficile, perché è quella che fa progredire le persone, come individui e come professionisti. Poi li ha anche esortati a non aspettare che altri facciano le cose per loro, ma ad essere propositivi e attivi nel lavoro, e di non arrendersi quando il telefono non squilla.

Accorsi, che nella prossima stagione vedremo nella serie Sky 1994, ha ricordato anche quando molti anni fa aveva avuto l’idea di 1992 la serie ma i tempi non erano ancora maturi per trattare certi argomenti. Poi lo sono diventati, e il suo impegno e la sua tenacia lo hanno portato oggi ad essere  per tutti Leonardo Notte. Ma non solo. Perché Stefano Accorsi è uno di quegli attori che ha conquistato il pubblico italiano e non solo, ma con l’eleganza di quegli ospiti che pur presenti da sempre non sono mai stati invadenti.  

Accorsi, siamo al festival del film sociale: quali sono i suoi film che secondo lei hanno maggiormente aiutato e dato visibilità ad un tema sociale?

Uno per tutti, Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek. Non tanto per il tema dell’omosessualità, ma per il modo in cui è stato affrontato sul grande schermo, attraverso i sentimenti che pervadono tutto il film come l’amore, l’amicizia e la fratellanza. 

Ha esordito al cinema nel 1991 quasi 30 anni fa. Ricorda il suo primo approccio ai social media quando ancora non si sapeva del fenomeno e strumento che sarebbero diventati?

Uso l’iPhone da sempre e ricordo ancora la prima volta che scaricai Instagram, ancora non era un vero e proprio social ma un’applicazione per modificare le foto, e stop. Quando è diventato troppo social me ne sono distaccato per un po’, troppo tempo da dedicargli, che non avevo. Poi piano piano col tempo ho imparato a dosarne l’uso e a cercar di sfruttare al massimo l’efficacia. 

Nell’epoca dei social, delle produzioni veloci e dell’uso e consumo lampo dei prodotti multimediali quali crede siano gli ingredienti fondamentali per rendere un film immortale?

Più che svelarvi gli ingredienti perfetti, che magari sto ancora imparando anche io, preferisco dire quello che non renderà mai un prodotto immortale: la creazione a tavolino di un progetto, dalla scelta del cast, alla trama, ai dialoghi, senza mai lasciarsi permeare da possibili deviazioni che arrivano dalla vita e dalla magia degli incontri, delle situazioni. Un progetto non sarà mai immortale se smette di essere permeato dalle sfaccettature della vita.

Molto atteso è La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek, con cui torna a collaborare a 12 anni da Saturno contro. I Set di Ozpetek sono molto blindati, quasi come se il regista ci tenesse a proteggere la sua creatura. Gli unici spiragli vengono dai profili Instagram degli attori e del regista: è una strategia?

No, non è assolutamente una strategia, è l’esempio di quanto ho affermato prima: i set di Ozpetek sono permeati da continue energie e immense spinte tra la troupe e il cast, una sorta di microcosmo, in cui Ferzan spera sempre regni l’armonia e la magia. Le classiche set visit non farebbero che portare sul set qualcosa di non organico, quindi anche le foto che gli scatta di nascosto il suo storico fotografo di scena, vengono poi visionate e accettate da Ferzan prima che finiscano sui social. 

Una tua riflessione finale sui social.

Sono uno strumento splendido ed importante, ci si possono caricare progetti lunghi, medi e corti, le nostre passioni, e le nostre idee, ma si deve avere comunque un qualcosa da dire e saperlo comunicare. Per questo i social spesso non possono sopperire ad altri bisogni. Il cinema resterà il cinema, il teatro resterà il teatro e la gioia di ammirarli in sala sarà una certezza.  

Come si vede tra altri 30 anni di cinema?

Non riesco a pensare a così tanto lontano. Posso dire che vorrei, continuare a far quello che sto facendo, recitare tra cinema e televisione e teatro, perché è questo che mi fa essere felice e quindi se tutto andrà bene, sarò un attore felice con 60 anni di carriera e “libero”. (Ride).

Andrea Algieri