STONEWALL

3 Stelle (3,0 su 5)

Id. Usa, 2015 Regia Roland Emmerich Interpreti Jeremy Irvine, Jonathan Rhys Meyers, Ron Perlman, Jonny Beauchamp Distribuzione Adler Durata 2h e 9’ Vai a sito ufficiale

In sala dal 5 maggio

Il giovane Danny Winters (Irvine) vuole trasferirsi dal suo paesino di campagna dell’Indiana a New York per frequentare la Columbia University. Ma si scopre che è gay, il padre si rifiuta di firmargli la richiesta per la borsa di studio e la mamma non osa opporsi. Solo la sorellina è dalla sua parte. Il ragazzo decide di partire lo stesso e va a vivere nel Greenwich Village dove, dopo l’iniziale diffidenza, è ben accolto dalla comunità omosessuale, tra ragazzi di strada e drag queens. Incontra Trevor (Rhys Meyers) e ci va a vivere insieme. Tutti ruotano intorno allo Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street controllato dalla mafia, il cui manager Ed Murphy (Perlman) è in combutta con la polizia e sfrutta e abusa di giovani senza casa. Per Danny è una lenta presa di coscienza che lo porta a interessarsi dei nascenti movimenti per la liberazione sessuale, fino alla famosa notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, in cui all’ennesima incursione violenta della polizia con relativa retata, i frequentatori del locale si ribellarono, e scoppiarono i “moti di Stonewall”, oggi celebrati in tutto il mondo come l’inizio del movimento di liberazione gay.

Ronald Emmerich, il regista tedesco specializzato in blockbuster rumorosi, costosissimi e apocalittici, in cui spesso la nostra civiltà viene spazzata via (non ha risparmiato nemmeno la Casa Bianca), ha sorprendentemente girato un piccolo film indipendente di pura militanza. La scintilla è scattata mentre visitava il Gay & Lesbian Center di Los Angeles, città dove vive, e ha letto una statistica di cui non aveva mai sentito parlare: il 40% di giovani senzatetto appartiene alla categoria Lgbt, cioè Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. «Ho pensato a come avrei potuto rendermi utile. Ho cominciato a fare ricerche e mi è sembrata una buona lezione di storia ed educazione civica in questo momento in cui in tutto il mondo si discute animatamente dei matrimoni gay. Io per tanti anni non avevo fatto outing, poi quando mi sono reso conto che a Hollywood lo sono anche tanti capi degli Studios, l’ho detto in modo da dare un esempio ai giovani in crisi d’identità». Il film è stato girato a Montreal, perché New York sarebbe stata troppo costosa. Il budget è stato contenuto in 12 milioni di dollari («il catering del suo prossimo Independence Day: Resurrezione» ha scherzato un critico) ma, cosa più unica che rara, i soldi li ha tirati fuori di tasca sua. «Ho chiamato il mio business manager e gli ho chiesto: “Brad, me lo posso permettere?”. C’è stato un momento di silenzio, poi ha risposto. “Sì, ma non mi sembra lo stesso una buona idea”. Gli ho detto, non t’immischiare, è per l’arte, la cultura e l’avanzamento della umanità… Naturalmente, dal punto di vista commerciale aveva ragione lui: i soldi sono tutti andati». Dopo la presentazione al Festival di Toronto 2015, l’Italia è il primo Paese in cui il film verrà distribuito in sala dopo le due patrie di Emmerich, Germania e Usa. C’erano già stati due film sull’argomento, lo stravagante inglese Stonewall (1995) di Nigel Finch, opera soprattutto musicale con numeri alla Priscilla – La regina del deserto, e il serissimo documentario Stonewall Uprising (2010) della Pbs, il network no profit di 349 stazioni televisive pubbliche americane. La versione di Emmerich, regista che non ha mai avuto la mano leggera e non è proprio a suo agio nel dramma e melodramma, sta nel mezzo e mischia fatti e finzione. «Volevo dare anche un messaggio positivo e di speranza», spiega, «in cui alla fine i protagonisti non morissero come di solito succede perfino in film ben fatti, come Milk, Boys Don’t Cry e I segreti di Brokeback Mountain».