“SUFFRAGETTE”: LA RECENSIONE!

id., Gran Bretagna, 2015 Regia Sarah Gavron Interpreti Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Meryl Streep, Anne-Marie Duff, Ben Whishaw, Grace Stottor, Brendan Gleeson, Romola Garai, Amanda Lawrence Distribuzione Bim Durata 1h e 46′

In sala dal 

3 marzo

Maud, giovane donna dell’East End londinese, sposata e madre di un bambino, lavora in una lavanderia umida, insana e pericolosa, dove ogni giorno rischia di ammalarsi e di subire gli abusi del suo capo. Un giorno si ritrova nel bel mezzo di una manifestazione violenta nel centro di Londra. Le Suffragette stanno spaccando le vetrine dei grandi magazzini nel corso della loro prima protesta militante, esasperate dal costante diniego della loro decennale rivendicazione del diritto di voto alle donne. Scossa, ma anche stimolata dalla protesta, Maud rimane attonita nel vedere una collega della lavanderia, Violet, nella folla delle militanti. Percependo il suo interesse Violet, schietta paladina della parità dei sessi, cerca di persuadere un’inizialmente reticente Maud a unirsi alla lotta e a diventare un’attivista del movimento.

Strano ma vero. Nessuno aveva mai raccontato al cinema la battaglia delle suffragette, delle donne che all’inizio del Novecento lottarono per il diritto al voto, riservato esclusivamente agli uomini. Madri, mogli e impiegate che non esitarono a mettere a rischio lavoro, famiglia, reputazione e la vita stessa per far sentire la propria voce. Ne abbiamo intravista una in Mary Poppins: era la signora Banks, con la fascia di seta sul petto, che Walt Disney trasformò in un’attivista solo per giustificare il fatto che trascurasse i suoi bambini. Diretto da Sarah Gavron, sceneggiato da Aby Morgan (che aveva scritto anche Shame e The Iron Lady), dichiarato film dell’anno dal Woman Film Critics Circle (nonostante la polemica delle donne nere per la scritta promozionale sulle magliette, “meglio ribelli che schiave”), Suffragette che nelle sale italiane arriva in occasione dei 70 anni del riconoscimento del diritto di voto alle donne, rievoca i sedici mesi più caldi di quella battaglia, nella Londra del 1912, in cui le “sorelle in armi” scendevano in piazza, rompevano le vetrine dei negozi, imbottivano di esplosivi le cassette delle lettere. Fino al sacrificio personale, come quello di Emily Wilding Davison che si fece travolgere dal cavallo di re Giorgio V ottenendo finalmente l’attenzione dei giornali sulla causa. Una materia così incandescente avrebbe meritato una messa in scena meno impeccabile e più coraggiosa, come le protagoniste del film, ma a questo dramma sociale va il merito di rendere omaggio a una grande lotta per l’uguaglianza. E non guasta che le tante giovani donne lontane da tempo in Gran Bretagna dalle cabine elettorali abbiamo promesso dopo questo film di riappropriarsi di un diritto dimenticato.

Alessandra De Luca