Suicide Squad, eroi a chi? La recensione del film con Will Smith e Margot Robbie

A cura di Emanuele Zambon

Il machiavellico disegno dell’agente governativo Amanda Waller (Viola Davis) prevede il reclutamento in blocco di un team di super criminali, prelevati dal carcere di Belle Reve. I detenuti strappati alla propria cella sono “il peggio del peggio” su piazza: il cecchino Deadshot (Will Smith), l’ex psichiatra Harley Quinn (Margot Robbie), il vulcanico El Diablo (Jay Hernandez), l’aberrante Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaj). Al manipolo di detenuti si aggiunge Capitan Boomerang (Jay Courtney), strampalato rapinatore. Agli ordini dell’ufficiale Rick Flag (Joel Kinnaman) – scortato dalla guerriera “nomen amen” Katana (Karen Fukuhara) – i reclutati dovranno fronteggiare una minaccia globale, scatenata dalla temibile strega Incantatrice (Cara Delevingne). Riusciranno nell’impresa?

 ©DC

Antieroi dal sapore cool, questi villain dell’universo DC. Ingaggiati come la sporca dozzina del film di Robert Aldrich, somigliano ai “sacrificabili” mercenari di Sylvester Stallone e ai bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Come se non bastasse, vagano per una Midway City sfigurata e disabitata come Jena Plissken in 1997: Fuga da New York. Lo scontro finale, poi, li vedrà chiamare in causa direttamente i Ghostbusters di Ivan Reitman e il duo Bud Spencer & Terence Hill, dal momento che la resa dei conti ibrida elementi sci-fi e scazzottate.

Suicide Squad è una pellicola muscolare, pirotecnica, completamente disinteressata all’autorialità (a differenza di Batman v Superman). A suo agio nel rimasticare elementi del mondo videoludico e dei fumetti (ma pure dei cinecomic anni ’90), la pellicola invita lo spettatore a 2 ore di puro cinema d’intrattenimento, dove effetti speciali, pallottole e gag slapstick vengono vomitati senza soluzione di continuità. Il ritmo incalzante – sostenuto da una colonna sonora da urlo che spazia dai Creedence Clearwater Revival ad Eminem – sostiene un racconto lineare ed asciutto, conseguenza di una sceneggiatura orfana di twist narrativi significativi. In tale contesto si inserisce la figura del Joker di Jared Leto, un criminale sadico e compassato. La nemesi di Batman viene innestata nello script quasi fosse un diversivo con cui tenere impegnato lo spettatore in alcune fasi del film. Il vero centro narrativo di Suicide Squad rimane sempre nelle mani del duo Will Smith e Margot Robbie: se il primo riempie la scena attraverso sguardi corrucciati e battute al fulmicotone, l’attrice di The Wolf of Wall Street regala un personaggio destinato ad entrare nell’immaginario comune. La sua Harley Quinn trasuda malizia e malvagità, intrappolata in hot pants e calze a rete che contribuiscono a far lievitare la sua caratura di sex symbol del male. Regina di cuori dai bigodini sbarazzini e dal rossetto sbavato, icona del disordine e dell’anarchia tanto quanto il film stesso.