Tenet **** (4 stelle)

L'attesa è finita. Da domani arriva nelle sale cinematografiche italiane "Tenet", il film dell'anno per la regia di Christopher Nolan. La recensione di Oscar Cosulich.

Con Tenet Christopher Nolan firma la sua prima spy-story, ma dimenticate frasi iconiche come «Il mio nome è Bond, James Bond»: la sua super-spia della Cia incarnata da John David Washington è semplicemente “Il Protagonista” e la storia non ha nulla a che vedere con gli intrecci di Ian Fleming (o di qualunque altro autore del genere). L’unica concessione ai canoni del genere è che c’è un super-cattivo pronto a scatenare qualcosa di molto peggio di un olocausto nucleare. Il cattivo in questione è il trafficante di armi Andrei Sator, interpretato da un Kenneth Branagh stratosferico nel mostrare ogni sfumatura di un’attitudine verso il prossimo da far rabbrividire Hannibal Lecter. Poi c’è una “femme fatale” atipica, interpretata dalla statuaria Elizabeth Debicki nei panni di Kat, moglie vittima degli abusi di Sator e infine Neil (un convincente Robert Pattinson), partner per caso (o così pare) del Protagonista nella disperata corsa avanti e indietro nel tempo per tentare di salvare il mondo.

È proprio il tempo la chiave di Tenet (la parola palindroma al centro della frase palindroma latina SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, usualmente posta in un quadrato magico, sul cui significato da secoli gli studiosi elaborano le teorie più diverse). Il tempo è l’ossessione del regista inglese fin dalla costruzione dei flashback di Memento, ha poi giocato sul suo diverso scorrere nei sogni (e nei sogni dentro un sogno) in Inception, ha affrontato i paradossi dei Buchi Neri in Interstellar e ha scomposto l’altrimenti lineare Dunkirk sui tre diversi piani temporali di terra, mare e aria.

Questa volta Nolan è andato oltre e il puzzle è talmente complicato che ci si potrebbe perdere anche se, nel momento stesso in cui lo spettatore si rende conto che forse non ha davvero capito cosa stia esattamente succedendo, è comunque talmente affascinato da quello che sta vedendo che, invece dell’abituale “sospensione dell’incredulità” (di solito richiesta nei film d’azione e spionaggio), può cullarsi in una beatificante “sospensione della comprensione”, confidando che prima o poi tutti i pezzi vadano al loro posto (non è uno spoiler, ma possiamo assicurare che alla fine tutto torna: Nolan non si farebbe mai cogliere in fallo su una sceneggiatura).

Al centro del film c’è l’entropia rovesciata di oggetti che viaggiano in senso opposto al nostro nel tempo e si va da pallottole che rientrano nella pistola che le ha sparate a un palazzo abbattuto da una granata, che si riforma senza un graffio. Se si prova a capire immediatamente quello che sta succedendo ci si può perdere, ma se ci si fa condurre dal flusso della narrazione allora si può godere di uno spettacolo pieno delle trovate più spettacolari mai viste al cinema. Alcune sequenze sono state già mostrate nel trailer, ma nelle due ore e trenta del film le sorprese non mancano e sarebbe qui criminale da parte nostra togliervi il gusto di scoprirle.

Una nota particolare merita ancora la colonna sonora di quel genietto di Ludwig Göransson (Black Panther, The Mandalorian), che offre un sostegno mai banale a un film la cui azione comincia dalla prima detonante sequenza e non perde mai il ritmo.

Con la sua uscita in 600 sale Tenet è il miglior passaporto per il nostro ritorno in sala, protetti dalla mascherina, distanziati e totalmente avvinti dal grande schermo.

Testo di Oscar Cosulich