TFF2018, il documentario Bulli e Pupe è un viaggio storico nell’Italia della ricostruzione

Bulli e pupe

Bulli e Pupe Regia Steve Della Casa, Chiara Ronchini Distribuzione Istituto Luce Cinecittà Durata 1h e 16′

Al Torino Film Festival 2018, nella sezione Festa Mobile, è stato presentato Bulli e Pupe. Un po’ coi materiali d’archivio del Luce, un po’ con spezzoni di popolari film italiani, un po’ con recuperi di registrazioni radiofoniche d’epoca, dopo i musicarelli di Nessuno mi può giudicare, Steve Della Casa torna ancora più indietro, agli anni della ricostruzione (anche morale e civile) degli italiani appena emersi dalle macerie della guerra (all’inizio vediamo del materiale documentario da Cassino e dalla Campania, ebbene non differisce in nulla dalle terrificanti immagini della Siria bombardata di oggi).

Bulli e pupeUn viaggio storico col titolo ripreso da un classico con Marlon Brando, definito giustamente “sentimentale”, senza alcun commento posticcio, solo il montaggio intelligente (opera notevole della montatrice Chiara Ronchini) delle immagini, a costruire il racconto che si allarga progressivamente all’emigrazione interna ed esterna (c’è una testimonianza radiofonica di un 17enne in partenza per l’Australia toccante e chiarificante) e ai problemi dell’urbanizzazione, alla scoperta del tempo libero che le città hanno o scoprono (il cinema, il ballo, lo sport, il jazz!!!) e la campagna e le piccole città no (“un mondo di tristezza organizzato” lo definisce precisamente il filosofo Guido Calogero), con le aspirazioni ed esigenze delle nuove generazioni, mica tanto simili a quelle dei loro padri. Spezzoni da Sotto il sole di Roma e Due soldi di speranza (di Castellani), Gioventù perduta (di Germi), Pane, amore e gelosia (di Comencini: “Ti piacesse diventare na sobretta?”), Roma ore 11 (di De Santis), Poveri ma belli (di Risi) e poi Pasolini, Eduardo, Bianciardi, Parise, il Giro d’Italia (che bello!), De Gasperi e Togliatti. Un tuffo nel nostro ieri (di quello dei nostri padri e nonni che allora avevano meno di 20 anni) e che dovremmo tutti vedere per avere e conservare sempre presente il “da dove veniamo” (che è la premessa per capire il “chi siano” e il “dove andiamo”).