The Deep, la solitudine del sopravvissuto: la recensione

The Deep

The Deep (Djúpið) Finlandia, 2012 Regia Baltasar Kormákur Interpreti Ólafur Darri Ólafsson, Stefán Hallur Stefánsson, Joi Johannsson Distribuzione Movies Inspired Durata 1h e 35′

In sala dal 18 luglio

LA SINOSSI DI THE DEEP – Una storia vera, accaduta alle isole Vestmann, Islanda, nel 1984. Un peschereccio si inabissa nella freddissima notte atlantica. Incredibilmente, dei sei, Gulli, sovrappeso e poco sportivo, sopravvive a una temperatura tra i meno due gradi fuori e i tre dell’Oceano ( “Sei ore nel mare gelido dell’inverno!” , “sì e ho camminato anche per due ore”). Mentre la comunità precipita in un composto ma non per questo meno lancinante dolore, Gulli viene contattato dalle autorità mediche che vogliono capire come sia stato possibile. “Non riesco a trovare una spiegazione logica alla sua sopravvivenza” dice il dottore e chissà se i numerosi test cui si sottoporrà riusciranno a trovare una spiegazione.

The Deep

L’OPINIONE – Una comunità piccola e compatta, un fatto sensazionale (un miracolo si potrebbe dire) che proietta un normale giovanottone qualunque sotto i riflettori della meraviglia internazionale e della stupefatta attenzione scientifica. L’islandese (di Reykiavik) Baltasar Kormàkur, salito alla ribalta internazionale con il bel 101 Reykjavik (2000), girovagando in seguito tra USA (Contraband, Cani sciolti) e il mondo (Everest, Resta con me – anche questa storia di un drammaticissimo naufragio), ogni tanto torna a casa e realizza forse le opere più compatte della sua ottima carriera, prima con The Oath e ora con la ricostruzione di un episodio che, come ha dichiarato, eccitò in gioventù la sua fantasia. Il film sobrio e asciutto, nordico diremmo, sa sprofondare nel dramma survivalista, ma ancor ci sa rendere partecipi di quella solitudine del sopravvissuto che non sa darsi una risposta (perchè proprio lui?), ma con cui deve sopravvivere. Fortunatamente a Gulli si affianca la dignità degli abitanti, non ricchi, ma solidali e su cui una natura non clemente si è spesso accanita (ad esempio nel recente passato, l’attività del vulcano costrinse all’esodo precipitoso tutta la popolazione, sommergendo il paese di cenere e materia lavica). Ma come dice il regista nelle sue note, dedicando il film idealmente a tutti i pescatori: “In tali comunitàogni persona fa la differenza”.

Olafur Darri Olafsson

L’attore protagonista è l’utilizzatissimo Olafur Darri Olafsson (capace a volte di lavorare in 6/7 opere all’anno); ha già un bel curriculum alle spalle (tra cui True Detective, stagione 2014 e il secondo capitolo di Animali fantastici) e colpisce per lo sguardo da buono e la docilità malinconica del suo personaggio, quasi stupefatto di quel che gli è capitato. Nei titoli di coda si vede poi l’autentico “uomo foca” (sì perché qualcuno, non delle Vestmann, suggestionato dalla stampa lo ha anche sgradevolmente ribattezzato così) e possiamo così capire e apprezzare lo splendido esercizio di immedesimazione che interprete e cineasta hanno costruito.