“THE DRESSMAKER – IL DIAVOLO È TORNATO”: LA RECENSIONE

3,5 Stelle (3,5 su 5)

The Dressmaker Australia, 2016 Regia Jocelyn Moorhouse Interpreti Kate Winslet, Liam Hemsworth, Judy Davis, Hugo Weaving, Sarah Snook, Caroline Goodall, Kerry Fox, Rebecca Gibney, Gyton Grantley Distribuzione Eagle Durata 1h e 58′

In sala dal 28 aprile

Dopo anni passati in Europa a diventare una valente modista, Myrtle Dunnage torna a Dungatar, bastarda cittadina sperduta nel nulla della semi-desertica campagna australiana. Era stata allontanata quando aveva 10 anni, con l’accusa di aver ucciso un coetaneo. Ora torna, un po’ per accudire la madre pazza e semi-inferma, un po’ per chiarire quella brutta vicenda e, magari, vendicarsi. 

Di tutto un po’ e con molto sapore, in questa storia inventata e diretta da Jocelyn Moorhouse (Istantanee, 1991, Gli anni dei ricordi, 1995, Segreti, 1997, suoi titoli che ne attestano la predisposizione a strutturare commedie drammatiche a più personaggi). La collocazione temporale è nel secondo dopoguerra, il mestiere della stilista consente curiose ambientazioni – sfolgoranti abiti alla Dior e Balenciaga nel country più rozzo e incattivito – la trama scorre dal giallo al rosa, dal buffo quasi comico al tragico sentimentale, senza negarsi qualche punta di espressionismo pulp come ogni film di vendetta ormai è solito richiedere. Tutto ciò, a prescindere dal sicuro piacere visivo che la ricerca della ripresa “bella” e la raffinatezza delle ricostruzione contribuiscono a corroborare, consente agli sviluppi del plot anche qualche colpo davvero inaspettato, sia pur in mezzo ad altri telefonati.

Kate Winslet riempie ovviamente la scena, signora e padrona di sé in ogni momento; Judy Davis s’invecchia e s’imbruttisce per permettere al suo personaggio di matta incarognita lampi straordinari di pathos e simpatia; Liam Hemsworth (Hunger Games) è un muscoloso tamarro che porta le ragazze a vedere Viale del tramonto, apprezza Billie Hollyday quando canta il blues e conosce il Macbeth (e quando chiede «perché una donna così bella e così sveglia come te è tornata?» si capisce come si faccia presto a trovare un altro motivo); Hugo Weaving infine indossa volentieri i panni del sergente della cittadina, ma ancor più quelli femminili (Priscilla o Priscilla!!). Aggettivo adeguato? Carinissimo.