“THE LEGEND OF TARZAN”: L’ANTEPRIMA

David Yates ci ha messo un po’ per farsi prendere sul serio da Hollywood. Lui britannico doc, classe 1963 e con la passione per il cinema da quando, quattordicenne, rimase sbalordito da Lo Squalo di Spielberg.

Infatti il suo esordio dietro la macchina da presa, dopo una sequela di cortometraggi, episodi televisivi e film TV diretti (molti targati BBC), è arrivato ”solo” nel 2007, con il quinto capitolo di Harry Potter, L’Ordine della Fenice, restando il regista del franchise sul maghetto Harry fino all’ultimo titolo, ovvero I Doni della Morte – Parte 2, nel 2011. Da allora, ha diretto il pilot dell’infelice serie Tyrant (cancellata dopo due stagioni) e poco più. Fino a quando l’australiana Village Roadshow, insieme alla Warner., intenzionata a far rivivere sul grande schermo uno dei personaggi più rappresentati nella storia del cinema, lo ha chiamato per affidargli uno dei titoli di punta in uscita questa estate: The Legend of Tarzan.

La pellicola, in sala in Italia il 14 luglio, oltre basarsi sui characters creati nel 1912 da Edgar Rice Burroughs, è sceneggiata da Craig Brewe e Adam Cozad, avvalendosi di un cast di assoluto spessore: Alexander Skarsgard nei panni di Tarzan, in quelli di Jane la lanciatissima Margot Robbie e, ancora, troviamo Samuel L. Jackson, John Hurt e, nel ruolo del villain, il premio Oscar Christoph Waltz. Noi di Ciak, invitati alla ”degustazione” in anteprima di alcune clip tratte dal film – e introdotte dallo stesso Yates, da Skarsgard e dalla Robbie, che ha tenuto a specificare che «Jane, qui, non è affatto una donzella in pericolo, anzi!» – , siamo rimasti piacevolmente colpiti da alcuni elementi che, sembrerebbe, faranno di The Legend of Tarzan un reboot curato e ad altissimo tasso d’intrattenimento, con una morale ambientalista a far da appendice.

Partiamo dall’atmosfera: Yates, che proprio ad Harry Potter ha saputo applicare, soprattutto ne I Doni della Morte, un alone dark, in The Legend of Tarzan adotta uno stile simile, caricando le scene di una forte sensazione di oscurità, staccandosi dalla cornice fiabesca – e anche da quella parodistica – a cui siamo abituati quando pensiamo al personaggio. Poi, il cast: le clip viste mostrano un Alexander Skarsgard dai muscoli scolpiti, capace di entrare nell’azione, in grado addirittura di lottare a mani nude contro un gorilla (naturalmente in CGI!), insomma, di essere un Tarzan cosciente di esserlo stato ed esserlo per sempre. Perché il film di Yates, e questo è il punto che fa della pellicola un prodotto apparentemente interessante, è proprio la storia: non racconta le origini del mito, ma si concentra su cosa Tarzan è diventato allontanandosi dalla giungla africana. Sono passati diversi anni da quando è tornato a Londra, prendendo il nome di John Clayton III e vivendo con sua moglie Jane. John/Tarzan però ritorna in Congo, in veste di emissario parlamentare, scoprendo di essere nel bel mezzo di una vendetta ideata dal Capitano Leon Rom. Insomma, in questi 20 minuti di brevi ma roboanti scene sparse (la carica degli gnu sul villaggio potrebbe valere il prezzo del biglietto) il condizionale resta giustamente d’obbligo, ma il film sembra garantire al grande pubblico un Tarzan e una Jane finalmente diversi, liberi dai cliché e pronti per dire la propria in questa fitta giungla chiamata cinema. E per Yates è un altro punto di partenza: dal Congo è tornato ad Howgarts, ovviamente dietro la macchina da presa, per l’atteso Animali Fantastici e Dove Trovarli (in Italia il 17 novembre), primo capitolo di una (nuova) trilogia ispirata al mondo di J.K. Rowling e di Harry Potter.