The mexican

“Biutiful” lo è davvero, niente da dire. Alejandro Gonzales Iñárritu, oltre a essere regista e sceneggiatore di rara, vibrante empatia, è un uomo molto attraente. Abbronzatura discreta, occhi scuri che non lasciano scampo, sorriso maxi e cascata di ricci neri. Con voce calda e profonda da attore mancato e irresistibile accento messicano che affiora sotto l’inglese tecnico, ci racconta nei dettagli le sfide affrontate nel concepire la sua ultima ambiziosa, graffiante creatura. I toni neri e marrone di quel casual minimal che ha addosso non fanno altro che esaltarne la coolness naturale. Insomma, fascino a palate. Certo, forse siamo anche influenzati dal sapere che è un cane sciolto da sempre: è stato espulso da scuola a 16 anni e i due successivi li ha passati a lavorare a bordo di una nave sul Mississippi e in Europa. Cinquantun anni appena compiuti e a quanto pare vissuti a fondo, Iñárritu è uno che non sta sui social, porta braccialetti da rockstar ai polsi e sembra il fratello latino e più giovane di Pat Metheny («sono un suo amico e fan, è a un suo strepitoso concerto che ho conosciuto Antonio Sanchez, l’incredibile percussionista del film »). Ma sta perfettamente a suo agio anche tra gli ori ovattati dell’Hotel Excelsior, dove da maschio vero si fa guidare dalle sue superocchiute publicist americane. Che dovrebbero pagare le royalties a Lady Gaga, per quante volte al minuto sospirano il suo nome. Alejandro ride e scherza su quanto è inetto con la chitarra elettrica («ho le dita troppo corte, è una cosa terribile »). È ancora più bello quando insiste sul rimpianto di non aver sfondato in una band («ho scritto musica per i film ma non sono abbastanza bravo come performer »). Detto da uno che scrive, dirige, monta, produce e compone musica (e ci guarda come la prima donna sulla Terra…) ci sembra un prezzo accettabile. Per chi lamenta assenza di tensione erotica al Lido: credeteci, Iñárritu piace proprio a tutti. E al primo giorno di Mostra ha già stabilito un record: restaurare la par condicio sul verace ma sessista acronimo MILF. Con una sola parola: Mexican.  – Raffaella Giancristofaro

 

Foto di Piermarco Menini