Tonya, il film sulla pattinatrice più controversa d’America: la recensione

Tonya

I, Tonya Usa, 2018 Regia Craig Gillespie Interpreti Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Bobby Cannavale, Paul Walter Hauser, Caitlin Carver, Bojana Novakovic, Mckenna Grace Distribuzione Lucky Red Durata 2h e 1′

Al cinema dal 29 marzo 2018

LA STORIA – “Gli americani vogliono qualcuno da amare e vogliono qualcuno da odiare”. Questa è la storia (appena appena ritoccata in meglio) di Tonya Harding campionessa di pattinaggio artistico, la prima atleta USA a effettuare il difficilissimo triplo axel ma che finì sulle pagine di cronaca nera per essere rimasta coinvolta nell’aggressione feroce della sua rivale Nancy Kerrigan. Il film mescola il racconto in prima persona dei protagonisti, lei Tonya, la cinica e spietata madre LaVona (“quella bambina è tua nemica!” “Pattini come una lesbica, senza grazia”), l’infiammabile e mediocre fidanzato Jeff, alla biografia che dal fanatismo dello sport come religione totale scivola nel giallo-grottesco. Dall’infanzia all’altalenante carriera agonistica (che la portò comunque a vincere i campionati nazionali, a partecipare a due Olimpiadi e ad arrivare seconda a un Mondiale), al goffo atto criminale, al ritiro obbligato: praticamente il ritratto di un tipo americano esemplare.

L’OPINIONE – Volgare, testarda, collerica, una biondina dell’Oregon che ha dovuto imparare da subito a mascherare la sua fragilità con l’aggressività: “Sono una persona reale, mai chiederei scusa per essere cresciuta povera o essere una campagnola. Che è quello che sono”. Margot Robbie, attrice australiana, è perfetta – davvero – nel suo immedesimarsi totalmente in un personaggio dalle asperità così detestabili da generare simpatia ed empatia (e chi se la ricorda in Suicide Squad, praticamente l’unico motivo di interesse di quel film, sa di cosa parlo). Ovvero le qualità necessarie su cui il regista Craig Gillespie, australiano pure lui e che sino a oggi aveva dato il meglio di sé con il “tenerone” Lars e una ragazza tutta sua (con Ryan Gosling pre star), imbastisce una critica contemporaneamente feroce e affettuosa del carattere dell’americano basic in forma di vivace biopic.

Da un quadro di famiglia e poi sentimentale ora brutale ora di disarmante schiettezza, si passa alla cinecronaca di un crimine raccontato quasi alla fratelli Coen o alla Sam Raimi di Soldi sporchi, con protagonisti in gara per la palma del più scemo e inetto. E la sboccata, fumantina Tonya finisce col diventare più una vittima in cerca di una chance di riscatto grazie all’innegabile talento che non la perfida fanatica del culto della vittoria a tutti i costi che pure qualche cronaca ha descritto.

Una storia così particolare (a partire dall’ambiente) da non poter non diventare esemplare e che funziona non solo per il tono “critico” di narrazione e commento (i personaggi parlano volentieri alla macchina da presa), ma anche per attori assolutamente in sintonia con i loro personaggi, a partire naturalmente da Allison Janney, dalla luminosa carriera sino a oggi soprattutto televisiva ma che qui, mamma cattiva ma anche, a suo modo, cinicamente saggia, si è guadagnata un Oscar come non protagonista e un Golden Globe.