“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, un capolavoro da Golden Globes: la recensione

Frances McDormand – Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri Usa, 2017 Regia Martin McDonagh Interpreti Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones Distribuzione 20th Century Fox Durata 1h e 55’

 

Al cinema dall’11 gennaio 2018

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è stato il colpo di fulmine assoluto della scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, a opinabile (ovviamente in ogni caso) giudizio di chi scrive. Già la partenza è da cult, un dialogo tra una donna e un giovanissimo venditore di spazi pubblicitari: “Affittate voi i tre cartelloni?” “5 mila dollari per il primo mese” “Ecco cosa voglio scrivere” “Lei deve essere la madre di Angela Hayes” “Esatto”. La curiosità ci travolge subito, come un colpo di tramontana, e quando scopriamo assieme a uno stolido poliziotto le scritte in campo rosso, a quel punto capiamo di trovarci dentro a una gustosissima storia noir di giustizia e/o vendetta che più americana non si può, traboccante alcool, ballate country (colonna sonora rapinosa da comprare di corsa), machismo a occultare contorsioni o le debolezze di carattere, perché qui non c’è spazio per i teneroni.

Le scritte gigantesche declamano: “Stuprata mentre moriva” “Ancora nessun arresto” “Cosa ha intenzione di fare sceriffo Willoughby?”. Il paese si scandalizza, la tostissima Mildred Hayes (Frances McDormand) vuole giustizia a tutti i costi, lo sceriffo con un cancro al pancreas sotto sotto solidarizza con lei e riprende le indagini. Idiozia e grandezze d’animo, iperviolenza stolida quanto improvvisa e rivelatrici dinamiche familiari, uno spettacolo coloratissimo e denso (tra Raimi, i Coen e il Tarantino, almeno quello più ispirato), con dialoghi al fulmicotone (“Continui ancora a torturare i negri, Dixon?”, “Oggi non si dice più torturare i negri, si dice torturare la gente di colore”).

Alla corte del londinese Martin McDonagh (Oscar per il corto Six Shooter, straordinario in In Bruges, esuberante e pasticcione in 7 psicopatici), un gruppo di attori di superlativo livello ha a disposizione i ruoli adatti alla grande performance: e in effetti Frances McDormand e Woody Harrelson sono da premio, ma indimenticabili anche Sam Rockwell, Abbie Cornish, John Hawkes e il tenero e gigantesco (a dispetto della statura) Peter Dinklage (presente Il Trono di Spade?).

Massimo Lastrucci