Trieste Film Festival, cosa ci racconta sull’oggi il nuovo cinema dell’Est Europa

Concentrato in una settimana (dal 17 al 23 gennaio), il 31mo Trieste Film Festival, fondamentale finestra (seguendo quasi la storica vocazione della cosmopolita città giuliana) spalancata sulla produzione cinematografica dell’est Europa (dai Balcani sino al Baltico) ha confermato alcune cose. Almeno nella vivace selezione propostaci dal team artistico coordinato da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo (da un’idea nata al tempo da Annamaria Percavassi e da Alpe Adria Cinema).

Ad esempio che il nuovo cinema dei paesi di quella che un tempo si definiva l’oltre cortina di ferro, giovane, vivace, rabbioso o poetico, ama poco riferirsi a poetiche e temi del rimasticato cinema occidentale. Piuttosto preferisce raccontare il disagio dell’uomo contemporaneo, i drammi (o la comicità) di una relazione tra modernità e tradizione sempre piuttosto problematica se non difficile nelle sue versioni nazionali.

In ogni caso, gli undici titoli dei lungometraggi in concorso, più gli 8 fuori concorso (tra cui l’anteprima italiana di A Hidden Life di Terrence Malick solo apparentemente incongrua, in quanto film girato tra Sud Tirolo, Austria, Germania e Sappada), hanno mostrato una vitalità e una volontà encomiabile di andare oltre agli schemi del “già visto” e un voler raccontare totalmente immersi nel contesto culturale e territoriale dei luoghi.

Una selezione di ottimo livello in cui non deve essere stato facile scegliere chi premiare. Comunque, il premio Trieste per il lungometraggio è andato al film bulgaro Bashtata (Il padre) di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, storia di una elaborazione del lutto piuttosto bizzarra da parte di un padre (appunto) e un figlio.

Per la sezione documentari (sempre generosa di titoli) il Premio Alpe Adria Cinema è andato a A Letezes Euforiaja (L’euforia dell’esistenza) dell’ungherese Réka Szabò, sulla storia dell’unica sopravvissuta di una famiglia sterminata ad Auschwitz/Birkenau.

Quasi collateralmente, il premio Corso Salani intitolato all’appartato e ottimo filmaker prematuramente scomparso è andato a La strada per le montagne di Micol Rubini, mentre SkyArte che sceglieva tra i titoli presentati nella sezione Art&Sound ha optato per l’assai interessante Forman Vs Forman di Helena Trestikova e Jakub Hejna, sui ricordi del maestro Milos Forman da parte del figlio Petr.

Tra gli eventi collaterali, la retrospettiva Time Will Tell, sui film che affrontano tematiche e tensioni nate in Germania dalla e con la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione tra Est e Ovest; gli omaggi a Fellini per il centenario della nascita (titolo: Fellini EastWest), con analisi della fortuna del cineasta in Russia, proiezione di E la nave va, più due documentari, un’intervista a cura di Matej Minac e una, notevole, in cui Wes Anderson ci parla del suo rapporto culturale con il maestro riminese.

Tra le altre preziosità sparse, infine, omaggi a film fondamentali del passato, tra cui La notte di San Lorenzo dei Taviani (dedicata allo scomparso Omero Antonutti) e i gioielli L’uomo che bruciava i cadaveri di Juraj Herz e W.R.-I misteri dell’organismo di Dusan Makavejev. In più l’anteprima della “versione polacca” di Perfetti sconosciuti (ricordate il successo di Paolo Genovese?), per la regia di Tadeusz Sliwa.

In coda, ci si permetta di aggiungere che se avessimo potuto noi dare un premio speciale lo avremmo dato con entusiasmo alle sigle che precedevano le proiezioni. Sono di Thanos Anastopoulos (che è poi il regista, tra l’altro, del notevole L’ultima spiaggia sullo stabilimento balneare di Trieste chiamato “il Pedocin”). Ambientate in una splendida piscina liberty, con il delizioso accompagnamento di Tchaikovsky, seguono le evoluzioni (nuoto sincronizzato) beate e gioiose di giovani atlete e signore di ogni età. Una iniezione di buonumore e felicità, una lezione di cinema a parte.