TRUMAN – UN VERO AMICO È PER SEMPRE

Truman Spagna, 2015 Regia Cesc Gay Interpreti Ricardo Darín, Javier Cámara Distribuzione Satine Durata 1h e 48’  colpo di fulmine

In sala dal 21 aprile

Dal Canada, Tomas vola a Madrid a trovare l’amico Julian, attore argentino di fama e minato da un cancro incurabile. In effetti è arrivato proprio quando questi ha deciso di interrompere le cure e di usare questi giorni per regolare le questioni lasciate in sospeso – gli amici, il lavoro, il figlio che studia ad Amsterdam – la più pressante delle quali è a chi affidare Truman, il suo vecchio cagnone, suo inseparabile compagno dei suoi ultimi anni spregiudicati e solitari.

In Spagna Truman ha avuto un successo inaspettato, assicurandosi i premi Goya nella categoria più importanti (film, regista, protagonista Darin, non protagonista Camara, sceneggiatura di Tomàs Aragay). Giustamente, perché qui il cinema si ricorda di essere ancora capace di raccontare la vita, senza dolcificanti, semplicemente con humour e realismo. Poche ore trascorse insieme a due personaggi autentici e non vorremmo separarcene più. Ognuno con le sue debolezze, ognuno con i suoi difetti, ma anche dotati di eroismo discreto (non saprei come altro definirlo) nei confronti delle tribolazioni, di resistenza stoica nei confronti delle pene e dei colpi bassi del destino, cosa di cui tutti abbiamo bisogno.

Il catalano Cesc Gay, che già ci aveva colpito raccontando con pudicizia e plausibilità in Krampack (2000) i turbamenti sessuali più espliciti di due adolescenti in vacanza, qui narra di amicizia e malattia con rara partecipazione emotiva e uno speciale senso dei tempi della commedia dei sentimenti. Lo può fare anche perché ha a disposizione due artisti di prim’ordine come Javier Camara (Parla con lei e La vita è facile ad occhi chiusi) e l’argentino Ricardo Darin (Il segreto dei suoi occhi, Storie pazzesche), maturi e consapevoli sino a permettersi la spontaneità e alchemicamente perfetti in duo, quando scherzano o quando litigano («Non salutiamoci così non ce lo meritiamo»). Una storia che usa solo gli effetti speciali dell’animo ma che ci propone questioni dolorose e sublimi («Come può prendere un cane un lutto? Una perdita?»). Non un film sulla morte, ma sulla vita, quella di tutti.