Venezia 77, molta Italia, ritorni, divi e autori. La mostra “snella” al tempo del Covid

Annunciato il cartellone del festival che si apre il 2 settembre: otto registe su diciotto film in concorso, tra cui Dante e Nicchiarelli che con Rosi e Noce compongono il quartetto italiano in gara. Tutti i titoli più interessanti di questo festival "ridotto".

Sessanta lungometraggi in selezione ufficiale, di cui 18 in competizione per il Leone d’Oro, 20 fuori concorso (tra cui 11 documentari) e 19 nella sezione Orizzonti, più 15 corti, 13 classici restaurati e una serie tv in anteprima. Sono i numeri di Venezia 77, l’edizione della Mostra del Cinema (dal 2 al 12 settembre) travagliata quanto attesa per il suo emergere dal flagello della pandemia e all’alba dell’auspicata ripresa. E se, come ha dichiarato il direttore artistico Alberto Barbera, si tratta inevitabilmente di un’edizione «ridotta» rispetto al solito, la soddisfazione è di aver salvato comunque «il cuore della Mostra».

Titoli (molto) attesi, ritorni e aperture internazionali (a smentire lo spettro di un festival “troppo italiano” causa Covid) fin dai titoli della Selezione Ufficiale: rivedremo Amos Gitai con Laila in Haifa (ancora sul tragico rapporto tra israeliani e palestinesi), il Leone d’Argento Andrei Konchalovsky con Cari compagni! (su uno sciopero represso nell’URSS di Breznev) e il nostro Gianfranco Rosi (già Leone d’Oro per Sacro GRA) con Notturno, girato in tre anni fra Siria, Libano, Iraq e Kurdistan. Tra gli italiani anche il nuovo film di Susanna Nicchiarelli, Miss Marx (biopic sulla figlia del filosofo, in sala dal 17 settembre con 01), Padrenostro di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino nell’Italia “di piombo” dei ’70, e Le sorelle Macaluso (nelle sale dal 10 settembre per Teodora Film), della regista teatrale Emma Dante, che adatta il suo testo omonimo.

Tra i contendenti al Leone d’Oro c’è quello che Barbera definisce un papabile Oscar, Nomadland, il nuovo film della regista indie Chloé Zhao (The Rider- Il sogno di un cowboy), con una Frances McDormand in crisi economica e in viaggio attraverso l’America profonda. Dagli States arriva anche The World to Come, dramma storico e insieme moderno diretto da Mona Fastvold. Spazio in concorso anche per le reinterpretazioni “d’autore” dei generi, come il thriller Amants (di Nicole Garcia), la fantascienza distopica di Nuevo Orden (di Michel Franco) e il melodramma storico-spionistico Wife of a Spy, di Kiyoshi Kurosawa, per la prima volta a Venezia. Esordio alla Mostra anche per Kornél Mundruczó con il dramma Pieces of a Woman (nel cast anche Shia LaBeouf).

In concorso anche In Between Dying (secondo film di finzione del documentarista azerbaigiano Hylal Baydarov), Quo Vadis, Aida? (dell’Orso d’Oro Jasmila Zbanic, sul genocidio in Bosnia), il polacco Never Gonna Snow Again (di Malgorzata Szumowska e Michal Englert), And Tomorrow the Entire World di Julia von Heinz (sull’estremismo violento nella Germania odierna), l’iraniano Sun Children (di Majid Majidi) e la riflessione sull’arte dell’indiano The Disciple, di Chaitanya Tamhane, già premiato a Venezia nella sezione Orizzonti.

Quest’ultima, aperta da Apples del greco Christos Nikou, ospiterà molti esordi ma anche alcuni ritorni, come il Leone d’Oro 2016 (per The Woman Who Left) Lav Diaz col suo Lahi, Hayop, nonché Uberto Pasolini (Still Life) con Nowhere Special, dove James Norton è un padre in cerca di una nuova famiglia per il figlio piccolo. Tra gli italiani anche il doc Guerra e pace (di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi) e l’esordio di Pietro Castellitto I predatori (nel cast Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni), sul conflitto tra due famiglie nella Roma spietata di oggi.

Vedremo a Orizzonti 2020 anche Gia Coppola (nipote di Francis Ford e figlia di Sofia), col suo nuovo Mainstream (nel cast Andrew Garfield). In selezione anche il western atipico The Furnace (di Roderick Mackay), Milestone (di Ivan Ayr, sulla condizione femminile nella società indiana), il tunisino The Man Who Sold His Skin (di Kaouther Ben Hania), l’esperimento di comicità slapstick nelle steppe del Kazakistan Yellow Cat (di Adilkhan Yerzhanov), il “transfuga” da Cannes Selva trágica (di Yulene Olaizola), La troisième guerre (di Giovanni Aloi), sui tormenti di un giovane militare antiterrorismo nella Francia contemporanea, e The Best Is Yet to Come, di Wan Jing, che per la sua opera prima riprende la tradizione del cinema civile hollywoodiano.

Tra i lungometraggi della sezione abbiamo infine Listen (di Ana Rocha De Sousa), gli iraniani The Wasteland (di Ahmad Bahrami) e Careless Crime (di Shatiram Mokri), Gaza Mon Amour (di Tarzan e Arab Nasser), Zanka Contact (di Ismaël El Iraki) e l’unico titolo dall’Africa Subsahariana di Venezia 77, La nuit des Rois, di Philippe Lacôte. Fra i corti anche l’esordio di Jasmine Trinca Being my Mom.

Incorniciata da due titoli italiani la sezione Fuori Concorso della Mostra: ad aprire Lacci di Daniele Luchetti (dal best-seller di Domenico Starnone), con un cast corale che comprende Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini; e a chiudere Lasciami andare, di Stefano Mordini, dramma-thriller con Stefano Accorsi, Valeria Golino e Maya Sansa.

Tra gli italiani, oltre al doc di pre-apertura sullo sfondo del Covid Molecole (di Andrea Segre), anche Assandira (di Salvatore Mereu, con l’autore di Padre padrone Gavino Ledda), Luca Guadagnino col doc sul ciabattino e futuro grande calzolaio di Hollywood Salvatore- Shoemaker of Dreams, e due omaggi, quello a Federico Fellini con La verità su ‘La dolce vita’ di Giuseppe Pedersoli e quello al cantautore Paolo Conte con Paolo Conte, via con me (di Giorgio Verdelli).

Molti ritorni importanti anche qui, dalla Coppa Volpi (per The Queen) Helen Mirren, protagonista di The Duke di Roger Michell, ad Abel Ferrara insieme al suo attore-feticcio Willem Dafoe con Sportin’ Life. E un grande ritorno dal passato sarà quello di Orson Welles e Denis Hopper col doc Hopper/Welles, che ricostruisce un lungo colloquio tra i due registi. Invitata alla sezione anche un Leone d’Oro alla Carriera di quest’anno, Ann Hui, col melodramma Love After Love.

Tra i titoli di finzione fuori concorso anche Mandibules (di Quentin Dupieux), il gangster-movie sud-coreano Night in Paradise (di Park Hoon-Jung) e Mosquito State, mescolanza di generi per il terzo lungometraggio di Filip Jan Rymsza. Nella nutrita schiera di documentari invece anche Crazy, not Insane (di Alex Gibney), Final Account (di Luke Holland), Narciso em férias (di Renato Terra e Ricardo Calil), City Hall di Frederick Wiseman e Greta (di Nathan Grossman), sulla celebre leader dei Fridays for Future.

Eventi speciali l’anteprima del primo episodio di 30 Monedas, serie HBO diretta da un altro autore non nuovo alla Mostra di Venezia, il sulfureo Alex de la Iglesia, nonché il doc Princess Europe (protagonista il filosofo Bernard-Henri Lévy, per la regia della compagna Camille Lotteau) e Omelia contadina, «azione cinematografica» (come l’hanno definita i registi, Alice Rohrwhacher e JR) a favore dei contadini dell’Alfina.

Una Venezia che ha resistito e resiste al difficile periodo, insomma, pur con qualche fisiologico ripiegamento sul mezzo digitale: ne farà le spese, in particolare, la giovane e avveniristica sezione dedicata al cinema in realtà virtuale Venice VR Expanded, quest’anno interamente trasferita online.

Di Emanuele Bucci