Vera De Verdad: al festival di Torino il film Fuori Concorso con Marta Gastini (TFF38)

Oggi al TFF l’italo-cileno Vera De Verdad, lungometraggio d’esordio di Beniamino Catena, che ha presentato il film con i protagonisti Marta Gastini, Davide Iacopini e Marcelo Alonso

Esordio molto promettente del 38esimo Torino Film Festival è Vera De Verdad, online dalle 14 di domenica 22 novembre e presentato dal regista Beniamino Catena e dagli interpreti Marta Gastini, Davide Iacopini e Marcelo Alonso. Il film (co-produzione italo-cilena realizzata da Macaia, Atomica e 17 Films) è tra titoli Fuori Concorso, ma non avrebbe certo sfigurato né in competizione né tantomeno nelle Stanze di Rol, dedicate a esempi non banali di cinema di genere. E con il genere, anzi con i generi, gioca parecchio Catena, al suo primo lungometraggio di finzione e qui anche co-autore del soggetto con Graziano Misuraca, per la sceneggiatura di Paola Mammini e Nicoletta Polledro.

«L’idea», racconta il regista, «è nata dall’esigenza profonda di raccontare l’invisibile, l’ignoto, quindi anche dal tentativo di rispondere a cosa c’è oltre la morte, ma non in modo allarmante». Quasi un «atto di fede laico», per restituire il quale Catena ha lavorato «in sottrazione assoluta», privilegiando a parole e spiegazioni le immagini e le musiche: molto importante in questo senso la collaborazione con i Marlene Kuntz (Catena ha già dalla sua un ragguardevole percorso come regista di videoclip e del doc musicale Pornodrome) per una colonna sonora che contribuisse all’«atmosfera rarefatta» del film.

Un lavoro che attraversa e mette in discussione i confini tra diversi codici (la fantascienza, ma anche il dramma familiare), tra un’Italia insolitamente “ai confini della realtà” e un Cile ora materiale ora esoterico: dove cielo e deserto (ce lo aveva ben dimostrato il bellissimo Nostalgia della luce) rispecchiano a vicenda il mistero della nostra origine. E ciò si addice a una vicenda di personaggi diversamente in collisione, a cominciare dai due protagonisti, la ligure Vera (Caterina Bussa da bambina, Marta Gastini da adulta) e il cileno Elias (Marcelo Alonso).

«Vera è la testimone di un viaggio difficile da descrivere a parole», ha detto la brava e versatile Gastini (Il rito, Compulsion, I Borgia, e presto anche in Tutta colpa di Freud su Amazon), qui intensa e credibile in un ruolo quanto mai complesso, dove nello stesso corpo sono compresse più vite, stagioni e scelte. «C’è stato molto lavoro anche fisico da fare», ha proseguito l’attrice, «perché era necessario dare l’idea di un corpo sconosciuto che deve essere ri-compreso e gestito: in questo senso il mio passato di studi di danza è stato utile».

Per Alonso (volto ricorrente nella filmografia di Pablo Larraín, da Tony Manero alla serie HBO Prófugos) Vera De Verdad è un film «che parla dell’amore», ma nel farlo assume anche «un valore politico molto forte», rappresentando l’incontro tra un uomo e una donna che per «un caso fisico, quantico» si ritrovano a scambiarsi e a scoprire i rispettivi punti di vista.

Si parla dunque di connessioni tra esseri umani, di legami che si instaurano e resistono oltre le barriere (meta)fisiche che ci determinano. Ma anche di sacrificio, (ri)nascita, perdita. E di colpa,  specie attraverso il personaggio di Claudio (Davide Iacopini), il cui dramma ruota intorno all’iniziale, misteriosa sparizione della protagonista: in Claudio, specifica Iacopini (Diaz, Mia madre, Suburra) c’è «una dicotomia interna», tra l’amore che lo porta a voler scoprire la verità sul destino di Vera e il peso del sentirsi «responsabile di quello che è successo, se non altro per il fatto che era presente al momento del dramma».

Un film pienamente in sintonia con le tante anime di questo festival: da quella che esplora mondi ignoti (e l’ignoto nel nostro mondo), a quella che mette a fuoco la crisi legata a ogni crescita e passaggio di identità. E un personaggio femminile già candidato a figurare tra i più originali e anomali di un festival “al femminile” che ha saputo fare delle anomalie (e delle connessioni a distanza) uno dei suoi punti di forza.

Emanuele Bucci