VICTOR: LA STORIA SEGRETA DEL DOTTOR FRANKENSTEIN

Victor Frankenstein Usa, 2015 Regia Paul McGuigan Interpreti James McAvoy, Daniel Radcliffe, Jessica Brown Findlay, Daniel Mays Distribuzione Fox

In sala dal 

7 aprile

Il giovane scienziato Victor Frankenstein coinvolge un pagliaccio del circo, ritenuto erroneamente gobbo – è solo un ascesso il suo, sia pure di 18 anni – ma straordinariamente dotato per le arti e lo studio della medicina, nelle sue ricerche. Ovvero: ricreare la vita là dove c’è ormai solo la decomposizione dei corpi. L’ispettore Turpin di Scotland Yard, religiosissimo e sospettoso (“c’è puzza di un reato perverso e vizioso!”), si lancia sulle loro tracce. Ma cosa è che anima sino all’eccesso l’effervescente studioso? Solo l’amore per la scienza o c’è dell’altro?

Paul McGuigan è uno di quei registi da sottogenere con pretese (il suo meglio? Gangster n. 1, 2000, ma anche Slevin-Patto criminale, 2006 e Push, 2007, non sono male). Qui riprende soprattutto le tante versioni (compresa quella comica di Mel Brooks) cinematografiche del romanzo gotico di Mary Shelley, sposta un pochino più avanti nel tempo la storia, cioè lo colloca in epoca vittoriana e soprattutto cambia il punto di vista della narrazione, che diventa qui quello dell’aiutante dello scienziato, inopinatamente un clown vessato in un circo (quasi alla Stephen King) che viene ribattezzato Igor Strausman (e c’è il suo perché) e innamoratissimo della ex trapezista Lorelei.

Daniel Radcliffe lo interpreta con tenero puntiglio, però dato il fisico non propriamente atletico è sempre un po’ buffo, specie nelle scene d’azione, mentre Victor ha il volto sghignazzante e survoltato di James McAvoy (“La vita è temporanea. Perché la morte non potrebbe esserlo?” urla farneticando). Il regista, anche lui evidentemente in vena di sperimentazioni, mischia l’horror con l’avventura in costume quasi avant pop (presente i Sherlock Holmes o altre stravaganze futuriste-vittoriane?) e si concede citazioni civettuole (che film ricorda il gioco di parole sulla pronuncia del cognome: Frankenstein o Frankenstiin?); ma per quanto infiocchetti e rimpolpi (c’è anche il conflitto tra fanatismo religioso e fanatismo scientifico), il divertimento procede a sbalzi. Note di merito comunque per scenografa (con il laboratorio che assomiglia al capannone di una fabbrica e non per caso) Eve Stewart e costumista (davvero pregevoli e fantasiosi i gilet di McAvoy) Jany Temime.

Massimo Lastrucci