WALESA. L’UOMO DELLA SPERANZA

In sala dal 6 giugno

Wałęsa. Człowiek z nadziei Polonia, 2013 Regia Andrzej Wajda Interpreti Robert Wieckiewicz, Agnieszka Grochowska, Iwona Bielska, Zbigniew Zamachowski, Maria Rosaria Omaggio Sceneggiatura Janusz Glowacki Produzione Akson Studio e Canal+ Distribuzione Nomad Film Durata 2h e 7’   www.nomadfilm.it/walesa.html

IL FATTO — Che cosa ci fa una canzone di Johnny Cash sui titoli di coda di Walesa. L’uomo della speranza? È una delle sorprese del nuovo film di Andrzej Wajda, classe 1926, il regista de L’uomo di marmo. Pochi sanno, infatti, che il country singer americano scrisse la ballata Solidarity Is Forever proprio per il sindacalista di Danzica, richiamando nel titolo il movimento di Solidarnosc. Naturalmente, il cineasta polacco si concentra sull’uomo e il leader, partendo dalla famosa intervista rilasciata una domenica pomeriggio del 1981 alla nostra Oriana Fallaci, incarnata con notevole somiglianza di gesti e toni verbali da Maria Rosaria Omaggio.
«Quest’intervista può essere molto scomoda per loro », cioè i comunisti al potere, profetizza la ruvida giornalista prima di incontrare Walesa, a sua volta non proprio così felice di aver a che fare con quella che chiama «la stregaccia ». L’incontro, sulle prime burrascoso, diventa la cornice per un andirivieni temporale che ricostruisce gli eventi attraverso i quali lo sconosciuto portuale, pure rilasciato dalla Polizia politica dopo la repressione del 1970, diventerà l’indiscusso capo del movimento sindacale, fino allo sciopero epocale del 1980.
L’OPINIONE — Poteva essere a rischio agiografia un film sulla carismatica, seppur controversa, figura dell’elettricista di Popowo che riuscì a mettere in moto una rivoluzione pacifica, fino a conquistare il Nobel nel 1983 e vincere le elezioni nel 1989. Â«È il soggetto più difficile da me affrontato in mezzo secolo di carriera », riconosce il regista, quantunque abituato a rievocare pezzi di storia patria oggetto di oblio o manipolazione, come nel caso del massacro di Katyn perpetrato dai sovietici nel 1940. Invece Walesa. L’uomo della speranza, passato fuori concorso a Venezia 2013, non è un mattone. Dribbla le insidie della retorica cine-biografica senza sottacere i difetti e le contraddizioni dell’uomo, specie una certa tendenza a parlarsi addosso, anche grazie alla prova tutt’altro che macchiettistica di Robert Wieckiewicz e a una certa scansione quasi punk-rock. Certo, senza il sostegno anche economico del Vaticano e personale di papa Wojtyla, probabilmente Solidarnosc non sarebbe riuscita a infliggere un colpo così letale al regime comunista filo-sovietico; e di sicuro il film sorvola sul ruolo di cuscinetto, a evitare l’arrivo dei carri armati da Mosca e la possibile carneficina, svolto dal generale Jaruzelski. «Sono un uomo di fede, e in questo momento la Polonia ha bisogno di un uomo come me », confessa Walesa a un certo punto. Sapendo bene, in cuor suo, che presto il popolo, affamato e precipitato nel baratro economico, l’avrebbe abbandonato, salvo poi acclamarlo di nuovo alla morte di Breznev.
SE VIÂ È PIACIUTO GUARDATE ANCHE… Joe Hill (1971) di Bo Widerberg, Un prete da uccidere (1988) di Agnieszka Holland e Ida (2013) di Pawel Pawlikowski. — Michele Anselmi

Nella foto in apertura: Robert Wieckiewicz (47 anni).