Women in Cinema: su YouTube la prima masterclass del Torino Film Festival

Si è svolta il 21 novembre la prima masterclass online del TFF, Women in Cinema: ospiti le giurate Homayra Sellier e Waad Al Kateab, regista dell’acclamato For Sama

La prima masterclass del Torino Film Festival (svoltasi in diretta YouTube il 21 novembre) è stata, in piena sintonia con lo spirito di quest’edizione all’avanguardia nel protagonismo femminile, quella di Homayra Sellier e Waad al-Kateab, entrambe componenti della Giuria internazionale (interamente formata da donne) di quest’anno. E si è parlato, non a caso, di Women in Cinema, ovvero di come l’impegno di registe e attiviste in questi ultimi anni sta cambiando non solo il ruolo e la percezione delle donne nell’industria filmica ma la società stessa. A moderare l’incontro la vicedirettrice del TFF Fedra Fateh.

«Mentre realizzavo queste riprese non immaginavo neanche che sarei riuscita a sopravvivere, tanto meno a fare un film», ha detto al-Kateab rispondendo a uno degli studenti del Politecnico di Torino in collegamento. L’argomento, naturalmente, è il film Alla mia piccola Sama (2019), realizzato dalla giornalista-filmmaker siriana nel pieno, e dall’interno, della guerra civile, che la donna ha vissuto e documentato da oppositrice, fin dalla Primavera Araba del 2011, del regime autoritario di Bashar al-Assad.

«Il film risale ormai a nove anni fa. Ero una studentessa all’università di Aleppo, partecipavo alle manifestazioni», racconta la regista, che sin da allora inizia a filmare col cellulare le tragiche conseguenze della guerra. Resasi conto che quel periodo di tumulti non sarebbe finito presto ma «sarebbe stato un viaggio molto lungo», quello di Al Kateab comincia a diventare un lavoro sistematico di testimonianza dell’orrore quotidiano, ma anche della volontà di resistervi. E la testimonianza diventa a sua volta racconto, e ideale lettera alla figlia piccola di Al Kateab, Sama: «Non volevo che mia figlia crescesse in un contesto dove non potesse essere se stessa e realizzare le sue aspirazioni».

Una sfida per cui la donna, che non veniva da una formazione cinematografica, ha imparato a fare propria quella risorsa straordinariamente potente che è la videocamera: «mi ha dato una forza, la forza di poter fare qualcosa in quella situazione». Ne è nato un film non solo acclamato in tutto il mondo (premiato anche a Cannes, agli EFA e ai BAFTA), ma anche in grado di contribuire a un cambiamento reale, venendo tra l’altro utilizzato come prova giuridica nella causa contro il regime di al-Assad e la Russia di Putin per i ripetuti bombardamenti di ospedali in Siria. E, più in generale, il documentario è un esempio in grado di ispirare le battaglie, dentro e fuori dal cinema, per la conquista e il consolidamento dei diritti in ogni parte del mondo, e in particolare per una maggiore libertà e parità delle donne: un processo che, sottolinea la regista, deve avvenire «dal basso, coinvolgendo tutti i livelli della comunità».

La lotta contro le ingiustizie nel mondo è condivisa dall’altra ospite della masterclass, Homayra Sellier, fondatrice dell’associazione Innocence in Danger, impegnata a combattere nel mondo la violenza contro i minori: una piaga che Sellier ha associato all’attuale pandemia, perché, dice, anche in questo caso «sappiamo quello che dobbiamo fare ma non lo stiamo facendo». Imprescindibile, allora, promuovere una cultura della consapevolezza e della prevenzione a cui il cinema può dare un contributo fondamentale: infatti, come ha sottolineato Fateh, «quando si vedono le immagini è difficilissimo dimenticarle».

Sellier, in particolare, ha citato il recente caso del film The Tale (2018, di Jennifer Fox, con Elizabeth Debicki e Laura Dern), un lavoro «estremamente potente che parla degli abusi sessuali ma anche dell’amnesia traumatica», ovvero della rimozione da parte delle stesse vittime, ormai adulte, di violenze che hanno segnato la loro vita in giovanissima età. Proprio l’amnesia traumatica, ha specificato Sellier, «diventerà un argomento su cui io e la mia associazione lavoreremo in modo più intenso».

Il dibattito con gli studenti ha toccato anche la recente innovazione, introdotta dal Festival di Berlino, di un unico premio alla miglior interpretazione senza distinguere tra maschile e femminile. «Mi auguro che questo possa essere un incoraggiamento rispetto alla rappresentatività», ha commentato al riguardo al-Kateab, secondo cui «qualunque passo avanti, anche piccolo, è importante per colmare il divario tra uomini e donne».

Sul proseguimento della sua esperienza di filmmaker, al-Kateab si è detta già al lavoro su un nuovo progetto, incoraggiata in questo senso dai riscontri molto positivi ottenuti da Alla mia piccola Sama: «Ho visto con i miei occhi come le persone possono accedere a materiali filmati in tutto il mondo e questo mi ha dato tantissima speranza». Perché, ha aggiunto «i film non cambieranno il mondo», ma possono contribuire a modificare qualcosa senza il quale nessun vero cambiamento può darsi, ossia «la mentalità delle persone».

Emanuele Bucci