ZOOLANDER 2: LA RECENSIONE!

Id. Usa, 2016 Regia Ben Stiller Interpreti Ben Stiller, Owen Wilson, Will Ferrell, Penelope Cruz, Kristen Wiig Sceneggiatura Ben Stiller, Justin Theroux, Nicholas Stoller, John Hamburg Produzione Polygram Filmed Entertainment, Red Hour Films Distribuzione Universal Pictures Durata 1h e 40′

In sala dall’11 febbraio

Derek Zoolander, da quando sua moglie Matilda è morta sotto le macerie del ”Centro Derek Zoolander per Bambini che non sanno Leggere Bene”, si è rintanato in una sperduta baita di montagna, lontano dai riflettori e, soprattutto, lontano da suo figlio Derek Junior, portato via dai servizi sociali. Rassegnato e malinconico, Derek riceve la visita di Billy Zane, che lo convince ad andare a Roma per partecipare alla prestigiosa sfilata di Alexanya Atoz. Giunto nella Capitale, rincontra Hansel, anch’esso invitato per la stessa sfilata. Ben presto, Derek, ingaggiato da Valentina, detective della Fashion Police, si renderà conto che l’intero evento è organizzato da Mugatu (intanto rinchiuso in un carcere di massima sicurezza), reo di aver fatto assassinare le pop star più importanti del mondo.

Sono passati ben quindici anni da quello che fu il primo, indimenticabile e (stra) cult Zoolander. Il cinema, da allora, è profondamente cambiato, così come il significato – ben più profondo – di cosa voglia dire essere o apparire. Infatti, in una società in cui gli smartphone, i social e l’oceano del web fanno da vetrina, il nostro amato Ben Stiller – notevolmente maturato ”registicamente” – non poteva non prendere in considerazione, per l’atteso sequel, i nuovi linguaggi di comunicazione, ricoprendoli nella pellicola di ultra-esagerazione, di sfavillanti colori e del solito, inimitabile humour che ha fatto la fortuna del bislacco universo di Derek Zoolander. E Zoolander 2, pazzo, vivace e modernamente nostalgico, che fa dell’eccesso (voluto, forse obbligato) il filo conduttore, con una sceneggiatura che tiene la strada dell’action movie, della farsa, della satira (verso il mondo dello show biz, non risparmiando nessuno) ma anche del rapporto tra padre-figlio, si concede allo spettatore come una sfilata di omaggi legati al primo film, facendo divertire il pubblico con una carrellata infinita di camei (da un androgino Benedict Cumberbatch ad un interdetto Valentino) e di situazioni non-sense, in cui i (sempre formidabili) Stiller e Wilson (a cui si aggiunge una spiritosa Cruz e un cattivissimo e goliardicamente eccezionale Will Ferrell) sguazzano e giostrano come due rock star, accompagnati da un circo festoso – incorniciato in una Roma da cartolina, set unico del film – e da una folla urlante che li invoca per un’ultima, memorabile passerella. Perché, anche quindici anni dopo, Derek e Hansel sono ancora i più belli belli in modo assurdo.

Damiano Panattoni