Becoming Cousteau, la teoria del mare

Un documentario biografico che ricorda molto il film dedicato a Stephen Hawking. Perché anche i più grandi hanno le loro pecche

Becoming Cousteau
Underwater pioneer Jacques Cousteau guides his latest underwater research vessel for an expedition to study the Caribbean's teeming sea life. National Geographic sponsored the expedition. (Thomas J. Abercrombie/National Geographic)

Per almeno un paio generazioni, quelli che erano giovani tra la metà degli anni Sessanta e per i successivi venti, il concetto di mare è stato associato alla figura di quest’uomo dall’età indefinita, il corpo di un ballerino, il viso di un pescatore con lo zuccotto rosso perennemente in testa.

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Jacques Cousteau è stato un mito vivente, l’uomo che ha fatto scoprire le meraviglie dei fondali marini con un film, Le monde du silence, con cui vinse addirittura il festival di Cannes nel 1956. A dirla tutta, un paio d’anni prima fu presentato a Venezia Sesto continente di Folco Quilici, documentario bellissimo che è stato certamente di grande ispirazione per Cousteau, ma tant’è.

D’altronde la cosa davvero interessante di Becoming Cousteau, documentario prodotto da National Geographic in collaborazione con la Cousteau Society, è proprio il non voler nascondere anche i difetti e le scelte discutibili di quest’uomo che si è dedicato per tutta la vita al suo unico vero grande amore: il mare. A cui ha sacrificato tutto, o meglio, per cui tutti si sono sacrificati, a partire dalla moglie e soprattutto i figli.

Becoming Cousteau ricorda molto, per struttura narrativa, La teoria del tutto

Ovvero una celebrazione del genio senza tralasciare l’umana fallacia da cui anche i migliori non sono immuni.

E di cose per cui espiare ne ha avute molte Cousteau, che oltre che dalla passione è sempre stato guidato anche da una smodata e a tratti insana ambizione, che lo ha portato, lui protettore dei fondali, a lavorare per le compagnie petrolifere per aiutarle a trapanarli in cerca del petrolio.

Un pragmatismo necessario, che ha alimentato finanziariamente le sue avventure e le sue ricerche, e di cui si è pentito quando gli è stato possibile, diventando paladino dell’ambiente e protettore dell’Antartide.

Becoming Cousteau racconta tutto questo e molto di più, grazie alla mano di un’esperta documentarista come Liz Garbus e con il supporto di un archivio inestimabile, fornito direttamente dalla fondazione, cosa che rende questo documentario dalla struttura molto classica degno di essere visto e goduto in scioltezza.

E anche di riflettere sulla figura di un uomo che nella sua indubbia grandezza nasconde un lato tragico e oscuro quanto gli abissi marini.

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