ROMAFF11, “SOLE CUORE AMORE”, DANIELE VICARI: «IL CINEMA HA BISOGNO DI NORMALITÀ »

Una donna, Eli, di 35 anni. Quattro figli, una casa a Nettuno, un marito disoccupato, una lavoro che la costringe ad alzarsi sette giorni su sette all’alba, facendola tornare a casa solo a sera tarda. In mezzo, la quotidianità alienante ma, come accade, punto in comune con chi, come te, passa le giornate tra mezzi pubblici, clienti maleducati, datori di lavoro schiavi del cinismo e di un profitto che, spesso, sa di unica ancora di salvezza. Accanto ad Eli e alla sua famiglia, una vicina di casa, Vale, che fa la performer in discoteca. Due, tre, quattro, infinite vite diverse, quindi, tutte sotto il cielo romano, pesante e livido, con un solo che brilla ma non scalda. Proprio come il sorriso di Eli.

Daniele Vicari, per il suo ultimo film, Sole Cuore Amore, – presumibilmente in uscita tra i primi mesi del 2017 -, come ci racconta durante il nostro incontro alla Festa del Cinema di Roma, insieme ai protagonisti Isabella Ragonese, Francesco Montanari, Eva Grieco e Francesco Acquaroli, sceglie, come film conduttore, proprio l’elemento del quotidiano. «Spesso si dimentica che la gente ha una quotidianità ben definita, che non ha nulla a che vedere con il potere, che rispettivamente possiede una quotidianità che non si interessa a noi», dice il regista, «È grave che il cinema si interessi al potere e non alla quotidianità. In fondo è la nostra vita. Eppure la storia del nostro cinema dimostra che invece si può raccontare, anche in modo egregio. Credo sia una tendenza contemporanea che ha deciso che sia scomoda, vogliamo tutti essere con la testa e con il cuore da un’altra parte. Eppure la quotidianità ci tocca e ci travolge. Il titolo può sembrare banale, ma le rime più facili, amate dai poeti, sono quelle del quotidiano».

Nel ruolo della protagonista Eli, troviamo Isabella Ragonese, dal cappotto rosso e dalla malinconia che le fa da ombra. «Ho avuto paura all’inizio, dovevo trovare un’ispirazione, magari guardandomi in giro, magari muovendomi in luoghi-non-luoghi. Come sempre le cose difficili poi vengono affrontate in un altro modo quando ci si confronta con il team. Il mio personaggio vive con gli altri, ha amore per la vita. Non mi sono rinchiusa, mi sono relazionata con il suo mondo e con i personaggi che ha al fianco, da Montanari a Eva Grieco. Per me è una sorta di eroina quotidiana», spiega l’attrice. Al suo fianco, c’è Francesco Montanari: «Quando uno vive combatte, perché sennò muore subito», interviene Montanari, «Il combattimento non è per forza aggressivo, ma è trovare in una coppia, in difficoltà, il giusto momento per mettere in disparte il ruolo primordiale di uomo per ascoltare questa moglie meravigliosa. Come mi ha detto Vicari, il vittimismo non deve esserci, qui c’è la vita».

Tra Francesco Montanari e Isabella Ragonese, ci sono anche le figure di Eva Grieco e di Francesco Acquaroli. «Nella vita sono una performer, una danzatrice», confida la Grieco. «E nel film non sono una comune cubista che spogliandosi da vita ad uno mero spettacolo erotico, anzi mi cimento in una performance da circo. Questo mi ha dato forza, in questo modo è sensato ballare in una discoteca. La costruzione delle scenografie è stata velocissima, e questo è stato un bene, così ho agito d’istinto. Magari al contrario non veniva fuori nulla». Invece Acquaroli cerca di trovare qualcosa di positivo nel suo ruolo di ”spietato” datore di lavoro: «Lui anche è una vittima, non ha la libertà di allentare i ritmi del suo lavoro. O fa così o chiude. È certamente negativo ma è cattivo anche nei confronti di se stesso».

Sole Cuore Amore, con il suo spaccato di vita vera, verissima, induce anche ad una riflessione su cosa voglia dire normalità secondo il cinema italiano contemporaneo, tanto che Daniele Vicari chiude così: Questo è un film che sta dalla parte degli ultimi, parla della maggioranza, magari fossero problemi marginali. E devo dire che c’è una responsabilità da parte del cinema italiano, che rappresenta la precarietà con pistola e cocaina in tasca, facendo passare in secondo piano il 90% dell’esistenza.

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