Eles Transportan a Morte – La recensione da Venezia 78

Il film di Helena Girón e Samuel M. Delgado in concorso alla Settimana della Critica.

Eles Transportan a Morte

Una parentesi nel farsi della Storia più grande, l’unica sosta consentita ai disperati e sognatori in cerca di Indie o Americhe e nel viaggio di Cristoforo Colombo attraverso l’Oceano Atlantico, è quella in cui Helena Girón e Samuel M. Delgado scelgono di ambientare il film da loro sceneggiato e diretto, e presentato alla Settimana della Critica della 78. Mostra Internazionale di Cinema di Venezia, Eles Transportan a Morte. Protagonisti tre uomini, condannati anche loro, dalla legge dell’uomo invece che da quella divina o naturale, in fuga da un destino che solo i posteri avrebbero giudicato di grandezza.

Eles Transportan a Morte

Un viaggio che si interrompe sulle Isole Canarie per questi uomini che han scelto l’esilio alla morte. Lontanissimi dal punto di partenza, dove è rimasta una donna a loro legata, e ugualmente rassegnata a sperare in un futuro al quale sembra mancare il presente. Li circondano location surreali, panorami da fantascienza, ma di quella vintage, anni ’70, nella quale l’uomo era al centro di tutto, anche con la sua finitezza, pur insignificante e impotente. Paesaggi duri e verdissimi e vulcani in eruzione dividono e uniscono le due storie raccontate, che si alternano alle immagini di una natura onnipresente, testimone impassibile e giudice inappellabile. Della quale non si possono affrettare i tempi, né orientare le decisioni.

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Alla base della sceneggiatura della coppia di registi c’è una ampia riflessione sul ricordo e sul tempo, sulle trasformazioni che portano con sé e che infliggono all’essere umano. A volte incapace di accettarle, a volte confusamente impegnato in disperati tentativi di trovare alternative, forse peggiori di ciò da cui si fugge. E nell’essenziale e naturalistica narrazione della esordiente ex-costumista del solo Between Dog and Wolf di Irene Gutiérrez e dell’ex montatore del documentario The Hidden City di Víctor Moreno – qui anche produttori del film – gli esempi non mancano.

Eles Transportan a Morte

Come non manca una grande attenzione al ritmo e al sonoro scelti per accompagnare questi drammi, per nulla eccezionali. Nei quali l’unica pace sembra venire dall’accettazione del comune destino di tutti gli uomini. E in questo senso la distinzione tra Vecchio e Nuovo Mondo, come la colpa di avervi portato la morte del titolo, sembrano conservare un valore più strumentale e narrativo che reale. Rubare una vela per sfuggire via mare alla condanna, sperare che il destino riservi il peggio ai nostri nemici, piangere la morte altrui e la nostra, in vita, sono umane debolezze. Alle quali la natura non può offrire risposte, per le quali è inutile pretendere una ricompensa.

 

ELES TRANSPORTAN A MORTE Trailer ESP H264 from El Viaje Films on Vimeo.

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