ADDIO A MUHAMMAD ALÌ: 5 FILM PER RICORDARLO

Se n’è andato Muhammad Alì, un campione, un simbolo di libertà. Pochi campioni dello sport hanno avuto quanto lui una vita degna di un film anche fuori dal contesto agonistico. Il pugile è stato campione mondiale dei pesi massimi dal 1964 al ’67 e poi ancora dal 1974 al ’78, ma sono soprattutto le sue battaglie civili a renderlo l’icona di un uomo che ha lottato sul ring come nella vita, per difendere i diritti delle persone di colore e per la pace, lavorando fianco a fianco con Malcom X, rifiutandosi di partire per la guerra in Vietnam.

Il cinema l’ha raccontato più volte, a partire da un curioso esperimento del 1969: in The Super Fight Alì e Rocky Marciano, all’epoca gli unici due campioni dei pesi massimi imbattuti, interpretarono un finto incontro sul ring, con il primo finale della storia deciso da un “regista-computer”: il risultato finale dell’incontro simulato venne determinato proprio da un pc secondo l’utilizzo di formule di probabilità. Nel 1977 arriva sullo schermo Io sono il più grande di Tom Gries e Monte Hellman, biopic tanto intimo che Alì interpretava se stesso, insieme ad Ernest Borgnine nei panni dell’allenatore Angelo Dundee. Nel 1979 Alì debutta come attore puro nel film per la televisione La strada della libertà diretto da Jan Kadar, in un ruolo che sposava la sua lotta per i diritti dei neri: il pugile interpretava un ex schiavo nella sua corsa al Senato degli Stati Uniti, in un momento in cui l’uguaglianza con i bianchi era stata sancita sulla carta ma di fatto veniva ancora osteggiata.

Alì è stato protagonista anche di tanti documentari: uno su tutti da rivedere: Quando eravamo re di Leon Gast del 1996, vincitore del Premio Oscar, che racconta lo storico incontro per il titolo mondiale tra Alì e George Foreman in Zaire, nel 1974, e come il pugile divenne per gli africani un simbolo di riscatto sociale.

Ma il film che forse meglio di tutti ha raccontato il mito del campione e la grandezza dell’uomo è Alì di Michael Mann, del 2001, col ruolo del pugile affidato a un eccezionale Will Smith. La trama va dall’inaspettata vittoria contro Sonny Liston all’incontro con Foreman: dieci anni cruciali per il pugile, che in quell’arco di tempo conobbe Malcom X, intensificò il suo impegno per i diritti dei neri e decise di convertirsi all’Islam e cambiare il suo nome da Cassius Clay in Muhammad Alì. Mann equilibra alla perfezione l’adrenalina delle sequenze di ring con i passaggi più riflessivi della vita privata del pugile, firmando uno dei migliori biopic mai realizzata, dentro e fuori lo sport.