Ciak Bizarro: i 30 film che sconvolsero il mondo – Parte terza

Tre anni fa sulla rivista CIAK abbiamo dedicato un articolo a quei film che dalla seconda metà degli anni Ottanta si imposero per il loro carattere “dirompente, trasgressivo, audace” rispetto a dei canoni fino ad allora codificati, sia nell’ambito del cinema d’autore, che in quello di genere. Vi proponiamo oggi, per “Bizarro Images”, la versione lunga inedita, integrale (suddivisa in quattro parti), del suddetto articolo, perché quel “florilegio” composto da trenta titoli ancora oggi ci offre una miscela di sensazioni forti, destabilizzanti e contraddittorie su cui riflettere.

Dopo i primi 5 titoli, e altri 8 qui, ecco parte “anni ’90” dei film dopo i quali il mondo del cinema non fu più lo stesso:

14.Basic Instinct (Paul Verhoeven, 1992)

Impresa tutt’altro che semplice quella di riaggiornare il “Vertigo” hitchcockiano agli albori degli anni Novanta: una bionda doppiogiochista, intelligente quanto sfacciata, attira in una trappola un detective dal passato poco limpido, scatenando le premesse per un noir tanto esagerato, quanto coinvolgente. Verhoeven decide di mostrare tutto il mostrabile in termini di sesso e di violenza, manipolando in ugual misura i suoi personaggi e gli spettatori.

 

15.Le iene (Quentin Tarantino, 1992)

Referenti: Nouvelle Vague francese, film Noir, cinema di Hong Kong. Applicazioni: violenza esplicita, dialoghi non convenzionali, black humour, cronologia frammentata. Fu così che un divoratore di cinema che aveva lavorato come commesso in una videoteca si trasformò nel regista rockstar più idolatrato di fine (e del nuovo) millennio, merito anche del successivo Pulp Fiction che reinventò con insuperata brillantezza i canoni della cine-narrazione.

 

16.Intervista col vampiro (Neil Jordan, 1994)

E’ il cinema che permette di vedere l’alba al vampiro Louis, specchiandosi su un’idea di ingannevole immortalità. Da un romanzo cult di Ann Rice, Neil Jordan orchestra un affresco gotico in cui, sorprendentemente, chiede allo spettatore di identificarsi con il mostro e non arretra mai dinanzi a varie sgradevolezze e al “Teatro delle crudeltà”. Cruise, Pitt, Banderas e l’allora minorenne Kirsten Dunst gareggiano per adombrare un’eterna non-vita di potenza, seduzione e dolore.

 

17.Seven (David Fincher, 1995)

Ossia come trasformare una crime story, anche piuttosto banale (un serial killer uccide con l’ossessione dei sette peccati capitali), in un thriller di culto dai colori ambrati e  dalla struttura a matrioska. Scandendo la vicenda in capitoli, Fincher spariglia le carte, rivelandoci da subito informazioni decisive per la soluzione del rebus e ci offre una chiosa finale sigillata da una voce fuori campo che gela il sangue, commentando l’accaduto con una citazione da Hemingway. Titolo di riferimento, per lo stile, di molto cinema a venire.

 

18.Totò che visse due volte (Ciprì e Maresco, 1998)

L’opera che determinò l’abolizione della censura cinematografica in Italia, mentre un membro della Commissione apostrofò i due registi come “due psicopatici che offendono l’umanità”. Scene “dichiaratamente blasfeme e sacrileghe”, eppur concepite nel solco illustre di Luis Buñuel e di Pasolini. Tre storie (a)morali indicative di un’apocalisse già in atto.

 

19.Eyes Wide Shut (Stanley Kubrick, 1999)

A distanza di anni, l’ultimo lavoro di Kubrick appare ancora tutto da decifrare e svela ancor di più il suo valore extra-filmico, in cui lo spettatore come il protagonista Bill (Cruise) è invitato a sperimentare, attraverso il disorientamento, cosa significhi “veramente” guardare, imparare, conoscere. Epilogo memorabile in un grande magazzino dove Alice (Kidman) afferma che è “un bene essersi destati dai propri sogni e che sarà meglio rimanere svegli a lungo”, aggiungendo che la sola cosa importante che resta da fare è “scopare”.

 

20.South Park – Il film: più grosso, più lungo & tutto intero (Trey Parker, 1999)

Il film detiene il record sul “Guinness dei primati” come il film d’animazione in cui sono presenti il maggior numero di parolacce ed elementi offensivi. Si parte con i quattro terribili ragazzini della serie TV che vanno a vedere il film “Culi di fuoco” e si finisce con Satana e Saddam amanti e decisi a invadere la Terra. La satira si aggancia a tematiche serie (omosessualità, pedofilia, portatori di handicap…) e travolge, con la leggerezza di un musical, politica, religioni e show business.

 

21.American Psycho (Mary Harron, 2000)

Come mettere in scena uno dei libri più controversi e sgradevoli sugli orrori dello “yuppismo” anni Ottanta, in cui il protagonista è un apprezzato dirigente di una società finanziaria di giorno e uno spietatissimo serial killer di notte? Stilizzando- complice un efficiente Christian Bale – la rappresentazione del Male (in una scena si realizza addirittura un parallelismo citazionista con Un chien andalou di Buñuel) e raccordi frequenti tra omicidi e brani musicali extra-cool.

 

22.Memento (Christopher Nolan, 2000)

Un uomo soffre di “amnesia anterograda” e ha il corpo ricoperto da tatuaggi che gli forniscono indicazioni su cosa è successo e cosa dovrà fare. Una missione di vendetta lo attende. Nolan costruisce un thriller in cui le sconnessioni diacroniche – con una logica implacabile sintetizzata da un diagramma in uso durante le riprese – sono legate alla difficoltà del protagonista (e dello spettatore) di rapportarle alla sua memoria. Da qui, alla falsa realtà di Inception il passo è stato veloce.

 

(Marcello Garofalo)

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