ITALIANI A CANNES: ALESSANDRO FELICI E “LA COSA PIÙ BELLA”

Sulla Croisette, quasi per caso: nello Short Film Corner ci sarà anche il corto di un ragazzo italiano che ha chiesto ad amici e parenti di rivelargli “la cosa più bella”. Ecco com’è arrivato a Cannes

Alessandro Felici
Alessandro Felici

Gira un cortometraggio per diletto e si ritrova a Cannes. Alessandro Felici debutta con La cosa più bella allo Short Film Corner della Croisette, dal 16 al 22 maggio. Un inizio promettente per il regista esordiente che considera il suo cinema “un’evoluzione naturale del linguaggio fotografico”. E così il corto, opera prima nata per caso da un esperimento di creazione di un video, ha incanalato i suoi studi in fotografia e arte contemporanea verso un percorso da videomaker, fotografo e grafico.

Nato a Stoccarda dove ha vissuto fino a 9 anni, Alessandro Felici ha fatto le scuole medie in Svizzera, il liceo a Roma, l’università a Parigi. “Mi sento di Roma ma anche del resto del mondo”, ci tiene a precisare. Però è nella Ville Lumière che è iniziata la sua curiosità per i video. “Quando studiavo a Paris 8, ho preso lezioni di montaggio, poi ho fatto uno stage in post-produzione cinematografica e ho capito che mi piaceva tantissimo fare video. Era come se ne avessi bisogno”. Dalla voglia di creare, sperimentare, osservare il mondo attraverso un obiettivo è nato La cosa più bella, un corto in bianco e nero sulla bellezza assoluta o sulla bellezza dell’umanità.“All’inizio giravo con l’iPhone e una compatta, poi ho comprato una Reflex e così ho iniziato a riprendere le interviste che facevo alla mia famiglia. La domanda era sempre la stessa, qual è la cosa più bella? La prima a rispondermi fu mia nonna, mi disse la nascita di suo figlio. Poi ho deciso di chiederlo anche ad altri, tutti miei amici con cui ho molta confidenza in modo da avere una risposta sincera”.

Il poster di " La cosa più bella"
Il poster di ” La cosa più bella”

Unica regola era l’impossibilità di girare il dialogo una seconda volta. Dunque, un solo ciak per evitare di ottenere una risposta elaborata e costruita secondo l’idea che ognuno vuole trasmettere di sé. “Qual è la cosa più bella?, è una domanda che crea emozioni, può far emergere una sorta di autodifesa. La mia migliore amica per esempio ha rifiutato di partecipare, dicendomi che la sua risposta era troppo personale. Rispondere a questa domanda è come togliere tutte le barriere tra sé e il mondo”. Questo è possibile solo con gli amici. Perciò Alessandro racconta che spesso girava a casa delle persone per farle sentire più a loro agio, sebbene non tutti sapessero cosa stesse girando. “Cercavo di cogliere quel momento in cui vedevo cadere qualsiasi barriera e i loro occhi si illuminavano”. Stessa domanda, risposte diverse anche quando la risposta era la stessa. Come per la nonna anche per i genitori di Alessandro la cosa più bella è la nascita di un figlio, ma ognuno lo esprime a modo proprio.

Dopo sei mesi di riprese, Alessandro ricorda la commozione nel montare tutti quei volti, quegli occhi, quei sorrisi, quelle parole dette, quelle meno dette. “Non potevo non farne un corto e ho deciso di mandarlo a Cannes per darmi una scadenza. Da allora ho avuto uno sguardo più autocritico e ho chiamato Edoardo Petretti e Giacomo Nardelli per farmi aiutare nella musica, Leonardo Ceccarelli per il suono”. Le risposte, dunque, montate in ordine cronologico formano un dialogo tra le diverse voci e un percorso di crescita cinematografica del regista che inizia a girare il video con l’iPhone e lo finisce con la Reflex. Sperando in altri festival internazionali, intanto Alessandro Felici già lavora ad altri due progetti, questa volta di finzione. “Ma se volete sapere la mia risposta, per me la cosa più bella è la fortuna di vedere la bellezza in ognuno di noi, o meglio la coscienza di vedere la bellezza in ogni essere umano”. Il regista però ha avuto il tempo di pensarci. “Di getto forse avrei detto la vita stessa”.

Francesca Ferri

 

 

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