Jim Carter, l’intervista: «Dopo “Downton Abbey” divento Papa in “Knightfall”»

Dal 13 dicembre arriva su History la nuova serie-kolossal Knightfall: ce l’ha raccontata in anteprima Jim Carter sullo spettacolare set di Praga

Dimenticate il fedele maggiordomo Carson di Downton Abbey (almeno fino al ritorno del film nel 2018): Jim Carter ha in serbo per il suo pubblico televisivo l’ennesima, sconcertante, trasformazione. Stavolta è il turno dell’ambiguo Papa Bonifacio VIII, a cui presta il volto per la serie kolossal Knightfall, in onda per 10 puntate a partire dal 13 dicembre su History, canale 407 di Sky, alle ore 21. Con uno showrunner del calibro di Anthony Minghella ed un produttore come Jeremy Renner c’è da aspettarsi davvero meraviglie da questo gioiellino seriale firmato da A+E Networks. E dire che la gestazione del progetto è stata a dir poco complessa, soprattutto a causa dell’incendio che ha incenerito il set. Ecco perché la visita sulle location di Praga assume un peso specifico, nello scorso inverno, a sei mesi di distanza dalla presentazione ufficiale al MipTV di Cannes.

Sul set di “Knightfall”

Tra un ciak e l’altro, ci si appollaia tutti, comparse e visitatori, vicino alle stufe, tenendo addosso comunque sciarpe, guanti e cappotti imbottiti. Uno ad uno, sfilano in mensa alla ricerca di una tazza di the caldo tutti i templari della storia, a partire da Landry (Tom Cullen), ma l’energia cambia immediatamente quando fa capolino nell’immenso tendone a pochi passi dalla ricostruzione di castelli e villaggi della Terra Santa la statuaria presenza di Carter. Anche senza i paramenti sacri da pontefice incute un senso di soggezione e riverenza senza precedenti. In realtà con Cullen e Julian Ovenden si tratta di una piccola reunion di Downton Abbey, ma al posto dello smoking troneggiano spade giganti e armature possenti.

Chi è il suo Papa?

Un messaggero di Dio in terra, quindi infallibile, che complotta per dare alla Chiesa un posto di primo piano nel quadro politico dell’Europa, in conflitto con lo Stato e soprattutto con la Francia. Indecifrabile e sfuggente, è difficile capire fino a che punto si spinga la sua ambiguità e cosa sia disposto a fare per raggiungere i propri obiettivi.

Le capita spesso di essere ricordato per Downton Abbey?

So che il telefilm è popolare un po’ dovunque, ma siamo onesti, ha un certo non so che di fantasy, non è che noi inglesi siamo davvero così. La storia è decisamente romanzata e gioca sull’effetto nostalgia, rifugge la violenza, non ha cenni di cinismo e ti riappacifica del mondo. Knightfall invece è poco storico ma ha molta violenza: pur essendo ambientato nel passato, ha una forte coscienza moderna.

Lei cosa guarda in tv?

Il cricket. Non parlatemi de Il trono di spade o di The last Kingdom alla ricerca di paragoni perché quelli sono telefilm per i giovani, non per spettatori della mia età.

Allora che ne dice di The Young Pope?
No, noi siamo sulla frequenta opposta, semmai io sono The Old Pope. In comune abbiamo solo l’essere pontefice e vi assicuro che non vedrete canguri in scena. (Per distrarmi e cambiare argomento, agguanta il registratore dal tavolo e finge sia un rasoio, ndr.)

Come se la cavava lei in storia?
Ammetto di non essere un grande conoscitore dell’epoca delle crociate, semmai sapevo qualcosa in più di Riccardo cuor di leone… E neppure sul Sacro Graal sapevo molto, non avevo nozioni religiose, insomma ho le mie regole morali ma non mi considero una persona spirituale.

Perché questo genere di storie ha una presa enorme sul pubblico?
Perché ci piace guardare al passato in chiave sempre nuova. L’ambientazione storica resta un pretesto e un contesto usato dalla fiction per un racconto, in questo caso il desiderio d’avventura.

Alessandra De Tommasi

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