“PADRI E FIGLIE”: L’EMOZIONANTE RITORNO AL CINEMA DI GABRIELE MUCCINO

A tre anni da Quello che so sull’amore Gabriele Muccino ritorna dietro la macchina da presa con Padri e figlie, quarta opera girata a Hollywood, presentata ieri alla stampa italiana. Il regista romano indaga nuovamente il rapporto padre-figlio, ma precisa: «Non è La ricerca della felicità, che è una storia lineare. Padri e figlie è molto più intimo ed è più complessa la varietà di personaggi che si incontrano. La somma di tutti loro crea un risultato emotivo che trascende dalla mera sceneggiatura ».

Padri e figlieUn cast d’eccezione per una storia stratificata realizzata su due piani temporali: «Sul cast ho avuto parola fino in fondo, non ho mai accettato un attore imposto » dice Muccino parlando della scelta di Russell Crowe come protagonista, e lasciandosi sfuggire anche di come abbia deciso in favore dell’ex gladiatore rispetto ad un attore legato al copione, ma senza rivelarne il nome. Crowe, intenso grazie alla fisicità che lo contraddistingue e al contempo fragile e spaesato, veste i panni di Jake Davis, brillante scrittore vittima di violente crisi psicotiche che gli provocano convulsioni, causate dalla perdita della moglie in un incidente stradale. Per ritrovare la stabilità decide di curarsi in un ospedale psichiatrico affidando la figlia Katie (Kylie Rogers) ai ricchi zii, che finiscono per chiederne la custodia, mentre Jake tenta con ogni mezzo di tenerla accanto a sé. Venticinque anni dopo Katie – interpretata da una splendida Amanda Seyfried – è un’assistente sociale che si occupa di bambini disagiati e di notte si concede ad ogni uomo, tentando di colmare il vuoto che sente.

Un’opera difficile, sopratutto dal punto di vista della psicologia dei protagonisti: «Ho fatto leggere il copione ad uno psichiatra per essere sicuro di alcune cose. Ogni mio film ha un consulente. Per Sette anime ho addirittura assistito a un’operazione a cuore aperto. Cerco di raccontare solo quello che in qualche modo riesco a conoscere »Â ha dichiarato Muccino. Ciò che ne deriva è uno sfaccettato ritratto di rapporti umani complicati e sopratutto reali. «Sono personaggi che conosciamo molto bene, siamo noi. In qualche modo tutti cerchiamo la nostra compiutezza tentando di dare risposte ai nostri travagli quotidiani. Lo facciamo in modo più o meno estremo e drammatico. I miei film raccontano questo struggimento dell’anima davanti alle grandi domande o ai grandi problemi che la vita ci costringe a dover affrontare ».

Rudy Ciligot

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