ROMAFICTIONFEST: “VERSAILLES”, TRA LUSSURIA, VIOLENZA E INGANNI

La Reggia, il Re Sole, la violenza, la lussuria, l’ingordigia del potere. È Versailles, serie sfarzosa e riuscita diretta da Jalil Lespert e interpretata da George Blagden. In Italia? Purtroppo, ancora nulla di certo

VersaillesCos’è Versailles? È una torbida, ricercata, sfarzosa serie spudoratamente francese, girata però in inglese. Potrebbe essere un ossimoro? Forse, sta di fatto che lo show, presentato nella Sezione Ufficiale Fuori Concorso del RomaFictionFest, è, guarda caso, la risposta d’oltralpe alla britannica I Tudors, per intenzioni e forma. Anche se, a differenza della serie-scandalo che ha fatto conoscere al mondo Jonathan Rhys-Meyers, Versailles si concede un ritmo assai più frizzante, ”rockeggiante” e universale. Questo spiega infatti la scelta della produzione di scrivere i dialoghi in inglese e far interpretare il protagonista, naturalmente il gagliardo Luigi XIV, a un attore britannico, ovvero George Blagden (tra l’altro già conoscitore della storia francese, visto che nel 2012 ha preso parte a Les Misérables di Tom Hopper). La serie, una delle più dispendiose in Francia (oltre 25milioni di euro per la produzione), è suddivisa in dieci episodi, diretti da Jalil Lespert, e finanziata da Canal +.

VersaillesIl plot, ovviamente, si sviluppa nel 1667, quando Luigi XIV di Borbone, chiamato il Re Sole, a soli 28 anni, commissiona le modifiche a quella che sarà poi la dimora più sfavillante del mondo: Versailles. Dunque, tra amori aberranti, intrighi e feste dove l’indecoroso regna sovrano, la Reggia diventa la gabbia lussuriosa e golosa per tutti i nobili, tenuti sotto scacco dal Re. Versailles, spreme ogni chiave narrativa capace di attirare a sé il grande pubblico: sesso (ormai doveroso sul piccolo schermo, quando si parla di determinati periodi storici dove tutto era concesso), violenza di corte e troneggiante sovranità. Una serie, come riportato dal regista Lespert durante la presentazione, che rievoca il passato per raccontare il presente: «Versailles è qualcosa di irriverente e moderno. La Reggia era il luogo ideale per costruire il potere di Luigi XIV. Lui era un genio della comunicazione! ». Tutto ruota attorno alla figura di Luigi XIV, un Re non ancora Re. A riguardo, è intervenuto Blagden: «Era un uomo molto fragile, che si stava riprendendo dal lutto della madre e deve riprendere il controllo della vita. Diciamo che la serie è un viaggio dell’uomo, prima che del Re ».

VersaillesD’altro canto, è notevole tutto l’impegno produttivo, che non lascia nulla al caso, senza risultare mai scadente o grossolano. I costumi, i trucchi, le acconciature. E pure la regia di Lespert, che sembra giocare tra i lussureggianti saloni e i colorati arazzi, tutti rigorosamente veri, perché lo show, per risultare esteticamente autentico, è stato girato interamente nella Reggia. Quindi, una serie che è riuscita a svecchiare il genere, con un linguaggio visivamente molto moderno: «Abbiamo fatto incontrare Luigi XIV con I Soprano! », scherza il regista, «L’idea era quella di rimodernare il genere, parlando della corte e di questo giovane Re. Quando si affrontano serie storiche, l’importante è avere la stessa libertà di riprendere i fatti come una qualunque altra situazione. Abbiamo girato in Francia, un museo a cielo aperto, riprendendo le cose senza appesantire nulla e concentrandosi solo su questo grande gruppo di attori ».

VersaillesLa ricostruzione delle atmosfere, pur facilitate dalla location, per così dire, originale, hanno beneficiato della presenza di un esperto: «Avevamo uno storico sul set, soprattutto durante la pre-produzione », ha dichiarato Lespert, «George Blagden, poi, ha discusso molto con lui, per come caratterizzare il personaggio. Ci siamo informati molto bene prima di iniziare questa avventura ». Sull’argomento, si è allacciato l’attore protagonista, che è riuscito a creare un Re Sole davvero convincente: «Abbiamo filtrato con lui tutto il materiale che avevamo, riuscendo a mettere insieme una serie di dettagli che poi hanno delineato personaggio e cornice ». Come detto, Versailles è sì prodotta e girata in Francia, ma essendo recitata in anglosassone, possiede un respiro internazionale, pronta ad essere distribuita in numerosi paesi europei. Ma, oltre alla lingua inglese, l’universalità della vicenda è tutta da attribuirsi al protagonista, il Re Sole. «La serie racconta di giovani che hanno, giustamente, difficoltà a governare. Poi Luigi XVI ha lanciato mode, abiti, acconciature, danze, musiche. È senza dubbio un brand, ecco perché Versailles riesce ad essere così internazionale », ha dichiarato entusiasta George Blagden. E in Italia? Nonostante sia così cosmopolita, tanto da suscitare l’interesse degli USA, ancora nulla di certo sulla release. Per ora.

Damiano Panattoni

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