UNA VITA DA STREGA

Dimenticate La bella addormentata nel bosco: il 28 maggio la fata Malefica si reincarna in Angelina Jolie nel rutilante fantasy Maleficent. Così un classico Disney si trasforma in fiaba dark

di Elisa Grando

C ‘era una volta una giovane dal cuore puro, destinata a diventare la strega cattiva che terrorizzerà generazioni di bambini. Potrebbe essere questo l’incipit de La bella addormentata nel bosco se la fiaba fosse raccontata dalla parte di Malefica, la fattucchiera del cartoon Disney del 1959 (e, ancor prima, di una lunga tradizione fiabesca) che condanna la neonata principessa Aurora a pungersi con un fuso di arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno e a cadere in un sonno profondo. Il motivo scatenante di una maledizione tanto crudele? Il mancato invito al battesimo di Aurora, almeno questa la versione ufficiale finora. Invece c’è dell’altro, e tocca ad Angelina Jolie farlo scoprire al pubblico nella nuova versione live-action della fiaba costata alla Disney 200 milioni di dollari. Maleficent è una sorta di reboot de La bella addormentata dal punto di vista della strega, raccontato senza indugiare su dettagli spaventosi (negli Usa esce con visto di censura “PG Rated”, che raccomanda la visione da parte dei più piccoli insieme agli adulti) e con uno spirito dark che calza alla perfezione ad Angelina, oggi mamma equilibrata e amorevole, ma un tempo bad girl votata agli eccessi e con un’eccentrica attrazione per il sangue. Il film rivela dunque che Malefica non ha reagito in maniera eccessiva all’esclusione da una festa: secondo la sceneggiatura di Linda Woolverton (già penna disneyana di Il re Leone e La bella e la bestia), un tempo la strega era una ragazza pura che conduceva una vita idilliaca nella pace della foresta del regno. Quando un esercito invasore calò minacciosamente sulle sue terre, Malefica le difese strenuamente, ma subì un terribile tradimento che trasformò il suo cuore in pietra e la spinse a giurare eterna vendetta al figlio del sovrano invasore, l’ambizioso Re Stefano (Sharlto Copley, già visto in District 9 e Oldboy), e alla sua figlioletta Aurora (Elle Fanning).
A 55 anni dal suo celebre classico animato, Disney ha dunque deciso di rendere merito al suo villain più iconico, quella strega che ha ribaltato l’iconografia tradizionale della fattucchiera trasandata dal naso peloso, rivelando modernamente che i cattivi possono essere pure belli ed eleganti. E per questo, molto spesso, ci attraggono. Lo sa bene Angelina Jolie: «Malefica è sempre stato il mio personaggio Disney preferito: la temevo, ma allo stesso tempo la amavo », ha dichiarato l’attrice. Se Angelina non fosse nata quindici anni dopo Malefica, si direbbe quasi che “La Signora di ogni Male” sia stata disegnata a sua immagine, a partire dagli zigomi: in Maleficent sono stati accentuati e resi affilati dal mitico truccatore Rick Baker, sette volte premio Oscar. L’outfit, però, è rimasto lo stesso del cartone animato: la costumista Anna B. Sheppard, la stessa di Schindler’s List e Il pianista, che per Maleficent ha realizzato a mano col suo staff più di 2000 costumi, ha mantenuto intatta la lunga tunica nera e il leggendario copricapo a due corna (magnetiche, perché Angelina potesse agevolmente sfilarle durante le pause di set). Altro elemento cruciale che caratterizza la strega è la voce, calma e spaventosa: «Ho provato più volte la voce di Malefica coi miei bambini, studiando le loro reazioni. E quando i miei figli venivano a trovarmi sul set si spaventavano a morte vedendomi truccata, soprattutto per via degli occhi gialli ». L’obiettivo, ha dichiarato la Jolie, era girare una fiaba dai temi interessanti anche per gli adulti (come il tradimento e la vendetta: del resto, sospira Malefica nel film, «Il male è di questo mondo »), ma la cui visione potesse insegnare qualcosa ai bambini. «Spero che soprattutto le ragazze vedano in Malefica il simbolo di come si possa essere al tempo stesso forti guerriere e persone piene di sentimento, con tutta la complessità che le donne racchiudono ».
La Jolie non compariva sullo schermo dal 2010, ai tempi del deludente The Tourist. Ancora prima di quel flop a due con Johnny Depp, però, Angelina era già nei piani della Disney per il ruolo di Malefica: il suo coinvolgimento è nato insieme all’idea stessa del film. Robert Stromberg, scenografo doppio Oscar per Avatar e Alice in Wonderland e qui al suo esordio alla regia, è invece entrato nel progetto in fase avanzata (le prime notizie, nel 2009, accreditavano dietro la macchina da presa prima Brad Bird, il regista di Ratatouille, poi Tim Burton). La scelta finale di Stromberg, al quale, a riprese ultimate, è subentrato John Lee Hancock per girare qualche scena di rimpolpo sugli avvenimenti iniziali, suggella l’importanza dell’aspetto visivo nel complesso del film. «Nei miei lavori precedenti ho puntato sulla componente fantastica come punto di forza del film, in Maleficent ho scelto l’approccio inverso: siamo partiti da elementi reali per poi amplificarli ». Così, oltre che nei set dei Pinewood Studios, dov’è stato ricostruito per intero anche il castello di Re Stefano e sono stati impiegati enormi green screen, le riprese hanno avuto luogo fra i rigogliosi boschi dell’Hertfordshire e del West Sussex inglesi. Ma tra creature incantate, corvi che prendono sembianze umane e alberi che si trasformano in draghi, sarà comunque magia.

Nella foto di apertura: Angelina Jolie (38 anni) in versione Malefica: il make-up artist Rick Baker ha voluto sul set un professionista dedicato per applicarle ogni giorno gli zigomi appuntiti.

[divider]I PROTAGONISTI: ELLE FANNING [/divider]

IO E AURORA, GEMELLE DIVERSE

«Ci somigliamo, È innocente ma non sprovveduta »: Elle Fanning racconta la sua principessa

di Rov Estar
ElleFanning
Elle Fanning, 16 anni, ha già recitato in più di trenta film e serie tv: ha debuttato a 3 anni in Mi chiamo Sam con Sean Penn e la sorella Dakota, poi ha lavorato con autori come Iñárritu (Babel), Sofia Coppola (Somewhere), Fincher (Il curioso caso di Benjamin Button) e J.J. Abrams (Super 8).

Elle Fanning ha appena compiuto sedici anni, ovvero la fatidica età in cui la principessa Aurora cade vittima della maledizione della regina Malefica. E la coincidenza le suscita un sorriso entusiasta: «Poche volte è stato così naturale immedesimarmi in un personaggio. Mi somiglia troppo ». Poche volte è una frase che dovrebbe far ridere detta da un’attrice sedicenne, ma in realtà è giustificata: Elle recita da quando aveva tre anni, prima interpretando versioni più giovani dei ruoli di sua sorella Dakota, poi in parti proprie e ora, addirittura da protagonista. In tutto trenta film: una veterana.
Anche se è giovane, conosceva i classici della Disney?
Certo, sono sempre stata un’esperta in principesse, che a differenza di quello che si crede, non sono tutte uguali, ma molto diverse una dall’altra. Io e mia sorella ad ogni festività  e compleanno abbiamo sempre ricevuto una nuova bambola di principessa in regalo. La bella addormentata nel bosco era il mio film preferito perché l’animazione era super. E in realtà Malefica non mi spaventava neanche tanto, perché pur essendo cattivella in lei c’era qualcosa di così elegante e stilè che sotto sotto mi ha spinto a trovarle delle giustificazioni. Di sicuro vincerebbe a mani basse l’Oscar per i migliori costumi del regno di Disneyland.
E Aurora?
È bionda, ha gli occhi blu e ama vestirsi di rosa, proprio come me. In preproduzione ho studiato i bozzetti dei vestiti per preparami a una postura e a dei gesti adeguati. Lei è un tipo molto specifico. È curiosa, ottimista, coltiva solo pensieri positivi ed è molto innocente, ma non sprovveduta.
Ha dovuto fare un provino?
No, mi hanno invitato a un incontro con regista e produttori in cui mi hanno spiegato trama, taglio, morale della storia e consegnato la sceneggiatura. Fantastico: ho evitato lo stress da prestazione che spesso si cela nei provini, e chiacchierando come vecchi amici.
Il film è zeppo di effetti speciali. Come è stato muoversi in mezzo a tanti green screen?
Mai sperimentato tanti effetti speciali, nemmeno in Super 8. I green screen erano dovunque perché nel film creiamo un nuovo mondo popolato da nuove creature. Ho dovuto anche sopportare per la prima volta delle specie di elettrodi sul corpo e sulla faccia. C’era una scena in cui io galleggiavo nell’aria, e c’era bisogno di aggiungere dopo gli effetti speciali. Anche se in realtà ero sollevata dal braccio di una gru.
E l’incontro con Angelina Jolie?
Avevo lavorato due volte con Brad Pitt (Babel e Il curioso caso di Benjamin Button, nda), ma lei non l’avevo mai conosciuta. E avevo un certo timore per via della leggenda che la circonda. Malgrado il mio mestiere quando incontro delle celebrità, sono emozionata. Con Beyoncé, per esempio, ero nervosissima. Comunque Angelina è stata dolcissima: mi ha abbracciato forte e mi ha detto che era sicura che questo film sarebbe stato il primo di una lunga serie comune. È stato come avere una seconda mamma sul set.

[divider]I PROTAGONISTI: SAM RILEY [/divider]

UN CORVO DALLO SPIRITO RIBELLE

Da Jack Kerouac e Ian Curtis a Diaval: la prima volta di Sam Riley nell’universo Disney

di Elisa Grando
SamRiley
Sam Riley

Voce roca, Ray-Ban scuri appoggiati sul tavolino accanto a un bicchiere di vino bianco, camicia e jeans nerissimi: Sam Riley ha l’aspetto di una rockstar che ha visto il letto solo all’alba. Invece, a tenerlo sveglio sono il figlio di quattro mesi e gli impegni di promozione del suo primo «ruolo in cui non fumo! »: Diaval di Maleficent, «il braccio destro di Malefica, un corvo vanitoso, sempre pronto ad alzare le piume, non furbo quanto pensa di essere, che spesso scatena una comicità involontaria ». Incontriamo Sam, 34 anni, a Berlino dove vive con la moglie, l’attrice Alexandra Maria Lara (Rush). Fino a qualche tempo fa, non avrebbe mai pensato di incarnare un personaggio Disney: la sua carriera finora è stata dominata da ribelli inquieti come Ian Curtis, il leader dei Joy Division, che Sam ha interpretato nello strepitoso Control di Anton Corbijn, e Sal Paradise nella trasposizione di On the Road di Walter Salles.
Com’è passare dall’universo di Kerouac a quello di Disney?
Davvero un’esperienza nuova: posso piangere senza fatica, fumare una sigaretta in milioni di modi diversi, ma non avevo mai provato a essere ridicolo, a trasformarmi fisicamente e lavorare in una produzione così grande. È stato eccitante, ma forse resterà un avvenimento unico nella mia carriera.
Come ci si prepara a interpretare un corvo?
Ho lavorato a Londra con un movement coach: sono stato seduto in una stanza con un corvo vero per due o tre ore, osservandolo e filmandolo. Era un corvo enorme e arrogante, mi ha quasi intimorito. Poi ho provato a correre per la stanza imitando i suoi movimenti. Sul set, per diventare Diaval passavo ogni giorno quattro ore al trucco.
Si è creato un buon rapporto con Angelina Jolie sul set?
Sì, molto amichevole. La nostra relazione nel film è giocosa: all’inizio Diaval è solo un servo per Malefica, ma dopo sedici anni insieme alla ricerca di Aurora può permettersi di dire quello che pensa. I due diventano una specie di coppia di anziani coniugi: ci siamo divertiti.
Nessuna difficoltà a lavorare con una superstar?
No. Ammiro molto lei e Brad Pitt: hanno una vita molto impegantiva e costantemente esposta, eppure riescono sempre ad essere gentili. Un piccolo esempio: durante le riprese cadeva il mio anniversario di matrimonio. Angelina se n’è ricordata e mi ha fatto trovare nel camper di produzione una costosa, deliziosa, bottiglia di vino.
Qual è il suo primo ricordo legato alla Disney?
Il mio film preferito, Il libro della giungla. Poi, con i miei fratelli più piccoli ho visto decine di volte Il re leone e La bella e la bestia. Tutti i bambini sono cresciuti con Disney, e lo stesso accadrà a mio figlio.
Dopo quest’esperienza tornerà al cinema indipendente?
Forse sì, continuando a cercare personaggi interessanti. Non sono il tipo da interpretare supereroi. Addesso mi piacerebbe provare a passare alla regia: per il momento sono solo in fase di scrittura.

 

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