VERONICA PIVETTI: “NÉ GIULIETTA NÉ ROMEO, IL MIO ESORDIO ALLA REGIA IN UN PAESE OMOFOBO”

Esce giovedì l’intelligente commedia di Veronica Pivetti su un sedicenne vittima di bullismo e protagonista di un non facile coming out in famiglia

Né Giulietta né RomeoÈ un progetto sentito, coltivato per anni, di massima attualità: coming out e bullismo omofobico. Né Giulietta né Romeo è il bell’esordio alla regia di Veronica Pivetti che esce in sala giovedì 19 novembre grazie alla distribuzione di Microcinema. Un piccolo, onesto e sensibile dramma intimo su un sedicenne vittima di omofobia che decide di fare coming out coi genitori (interpretati dalla Pivetti e da Corrado Invernizzi) ma dopo la loro reazione respingente decide di fuggire con due amici per andare a Milano ad assistere al concerto della sua popstar gay preferita. I toni però sono quelli della commedia così cari all’attrice che è diventata popolare soprattutto grazie al televisivo Provaci ancora Prof! ma, ricordiamolo, è stata valorizzata al cinema da grandi maestri come Lina Wertmüller e Carlo Verdone.
Un film intelligente e pedagogicamente importante, Né Giulietta né Romeo, realizzato anche grazie al sodalizio umano e professionale con Giovanna Gra, autrice del soggetto, insieme alla quale Veronica Pivetti ha fondato la casa di produzione PiGra.

INTERVISTA A VERONICA PIVETTI

ComՏ nato N̩ Giulietta n̩ Romeo?

Né Giulietta né RomeoPensavo da molti anni di passare alla regia. È un piccolo film, a basso budget, che ha bisogno di sostegno, bisognerà cercarlo nelle sale. Il copione era stato inizialmente scritto per me come attrice, poi ho collaborato alla sceneggiatura. Cercavo una regia ma contemporaneamente volevo cimentarmi io stessa. Ci abbiamo messo diversi anni, sono molto orgogliosa di quello che ho fatto, ora sarà il pubblico a giudicare.

Come mai hai scelto un tema molto attuale, l’omosessualità, in particolare l’omofobia nelle scuole e il coming out di un adolescente?

L’omosessualità è un tema estremamente discusso ma per niente digerito in questo Paese omofobo. Ai giornalisti che mi chiedono “perché l’ennesimo film sull’omosessualità?” io rispondo: “I film d’amore etero si continuano a fare e non sono venuti a noia, perché quelli d’amore omosessuale sì?”. In Italia c’è un’assoluta chiusura su questo tema, è un Paese pieno di pregiudizi, è vergognoso quanto siamo indietro.

Dove hai tratto ispirazione insieme alla cosceneggiatrice Giovanna Gra?

È una storia vera, ispirata a persone a me molto vicine ma vissuta in un altro modo. Giovanna è una grande conoscitrice dell’adolescenza. Quello che succede nelle scuole, a proposito dell’omofobia, è spaventoso e non c’è una società capace di dire basta e dare una voce alternativa.

A quale pubblico è destinato?

Né Giulietta né RomeoÈ un film per ragazzi ma anche per adulti, molti della mia generazione si possono identificare nei due genitori del film. Il mio è un ruolo anche antipatico. Bisogna fare luce su questa situazione: un adolescente ha bisogno di tutta la comprensione possibile, se gli viene esercitata una coercizione così grave come quella sul proprio orientamento sessuale si rischia di fare dei danni spaventosi, soprattutto a quell’età.

Rappresenti bene questa “porn-generation” di adolescenti sempre connessi che conoscono il sesso grazie a Internet e confondono l’educazione sessuale con quella sentimentale…

I ragazzi sono bombardati da questo modo di comunicare, però tutto questo è fortemente aggressivo e difficilmente gestibile. Manca totalmente un’educazione sentimentale che è affidata agli sms e agli emoticon. Mi sembrava molto importante raccontare questa generazione.

Né Giulietta né RomeoNé Giulietta né Romeo ha risvolti anche drammatici ma il tono è quello della commedia…

Ho voluto fare una commedia perché è il genere in cui mi trovo più a mio agio come attrice e sicuramente come regista era giusto che partissi con una cosa del genere. Non mi piace che al discorso omosessualità sia legato il dramma. Ci sono bellissimi film drammatici sull’omosessualità ma volevo alleggerire tutto questo, dare uno spaccato di questa famiglia secondo me molto diffusa. Non volevo legarla al dramma perché è giusto che sia più digeribile per tutti. Far sorridere il pubblico senza farne ridere.

Il cast è piuttosto affiatato e il protagonista Andrea Amato una vera rivelazione. Come l’hai trovato?

Andrea è eccezionale, veramente molto bravo, mi ricorda Anthony Perkins. Ho visto un sacco di ragazzi, anche in casting per altri film. Non appena l’ho visto ho capito che era una spanna sopra gli altri: giusto, credibile, un bellissimo volto. Ha una sua fragilità però sa essere anche duro.
Carolina Pavone (nel ruolo dell’amica Maria, n.d.r.) è invece un’esordiente. Mi ha rivelato che mentre aspettava prima del provino ha pensato: “Che cosa sto a fare qui? Tanto non mi prenderanno mai…”. Invece l’ho presa immediatamente. Francesco De Miranda (il personaggio di Mauri, n.d.r.) ha lavorato con Ascanio Celestini. Ho avuto la grande fortuna di avere tre giovani attori professionisti.

Pia Engleberth è fenomenale nel ruolo della nonna fascista appassionata di armi…

Né Giulietta né RomeoA lei abbiamo affidato le risate del film. Abbiamo presentato il film al festival di Giffoni, un pubblico di ragazzi. Erano talmente conquistati dal personaggio della nonna che poteva dire qualsiasi cosa, loro ridevano comunque. Pia è molto giusta come madre, una bravissima attrice, e noi plausibilissime come madre e figlia. L’avevo vista in Anni felici di Luchetti, l’avevo trovata strepitosa. Poi c’è Corrado Invernizzi, un attore eccezionale, riesce a interpretare questo padre odioso fino alla fine.

Nel film c’è una critica palese nei confronti di psicanalisti e psichiatri…

Giovanna viene da una famiglia di psichiatri e psicologi, non ha avuto difficoltà a raccontare questa realtà. Non illudiamoci: molta psichiatria pensa ancora che l’omosessualità sia una malattia da curare, siamo in un Paese tremendo.

Roberto Schinardi

 

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