“WOLF CREEK 2 – LA PREDA SEI TU”: LA RECENSIONE

Wolf Creek 2 Australia, 2013 Regia Greg McLean Interpreti Ryan Corr, John Jarratt, Shannon Ashlyn, Philippe Klaus, Shane Connor Distribuzione Medusa Durata 1h e 46′

In sala dal

10 giugno

Ammonisce l’introduzione: “30 mila persone scompaiono ogni anno in Australia. Il 90 per cento viene ritrovato dopo un mese. Di altri non se ne sa più nulla”. A dieci anni di distanza (però!) torna il sadico-cacciatore-cannibale Mick Taylor, impegnato in una sua particolare guerra ai turisti e agli stranieri che attraversano la zona di Wolf Creek nell’Australia del Sud (“nel mondo c’è gente come me e gente come te. La gente come me mangia la gente come te. E poi la caga”). A farne le spese in particolare qui, oltre a poliziotti e locali (ma sono incidenti di percorso), una coppia di giovani autostoppisti tedeschi e quindi un inglese in viaggio verso un party con il suo fuori strada.

Nel 2005 il primo Wolf Creek non lasciò indifferenti, il suo sequel è persino meglio. L’eccessivo nazionalismo di un ciarliero e spietato serial killer (tra The Hitcher e Texas Chainsaw Massacree), motiva una mattanza gore meglio girata che non articolata. D’altra parte i capi lunghi sulla wilderness australiana, l’outback (che luoghi e che fotografia!), sottolineano tutto il fascino della frontiera barbara e pericolosa e lo spettacolo della violenza è allestito in gran varietà di forma, dal colpo improvviso all’inseguimento spietato sui nastri d’asfalto che tagliano il deserto, dai giochi di tortura in luridi scantinati (alla Saw, per intendersi) alle esecuzioni western.

Greg McLean, produttore-sceneggiatore-regista, non è davvero un cineasta dozzinale, cerca spesso l’eleganza nella brutalità e trova anche ironici tocchi di classe, come quando un mega tir alla Duel maciulla canguri sulle note di The Lion Sleep Tonight o quando Taylor (lo interpreta ancora John Jarratt, un decano del cinema aussie visto che lo troviamo anche in Picnic ad Hanging Rock del 1975 e che tra l’altro ha dichiarato di non amare per nulla gli horror movie) sistema dei contadini accompagnato dal valzer del Danubio Blu. Se proprio vogliamo, si potrebbe anche pensare a una denuncia dell’isolazionismo che produce mostri, ma non mettiamola giù troppo dura. Si tratta in sostanza di un thriller horror spiccio e senza squallide furberie narrative o effettistiche, soprattutto non appesantito da scrupoli o finti moralismi. Oltretutto, notizia destinata ai fan, McLean sta lavorando a una miniserie dal titolo omonimo, con lo stesso protagonista e di cui dirigerà almeno l’episodio pilota.

Massimo Lastrucci

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