Bad Roads – Le strade del Donbass, la recensione

Bad Roads – Le strade del Donbass di Natalya Vorozhbit sarà in sala dal 28 aprile con Trent Film

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Bad Roads - Le strade del Donbass

Una fotografia può inquadrare una porzione di realtà e può, meglio di mille analisi, restituire una prospettiva di verità, come quella complessa e drammatica del Donbass, regione a est dell’Ucraina da anni scissa in un conflitto intestino che dilania persone e rapporti umani. Bad Roads – Le strade del Donbass, lungometraggio d’esordio della regista nata a Kiev Natalya Vorozhbit, in sala dal 28 aprile con Trent Film, immortala, come in una fotografia, quattro storie, quattro frammenti di quel mondo che oggi, dopo la terribile invasione dell’Ucraina del 24 febbraio da parte della Russia, sembra meno lontano.

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Per questa inaspettata vicinanza l’urgenza di provare a comprendere le condizioni storiche che hanno dato adito ad un conflitto difficile da accettare si fanno ancora più pressanti. Attraverso le quattro storie di Bad Roads Natalya Vorozhbit prova a rappresentare al mondo il contesto, quasi infernale, in cui dal 2014 le strade del Donbass sono sprofondate.

Un popolo è diviso internamente sulla propria nazionalità e vessato dalla presenza ad ogni angolo di soldati armati, il cui orientamento politico non sempre risulta chiaro, ma che incombono sulla vita quotidiana di tutti stravolgendo le dinamiche ordinarie. Tratto da una pièce teatrale della stessa regista, Bad Roads conserva l’intensità dei dialoghi da palcoscenico, ma la unisce al vivido realismo delle strade in cui si sviluppano le quattro storie.

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In Bad Roads l’assurdo diventa amaramente credibile. Lo stop ad un posto di blocco si trasforma da normale controllo di routine ad un quasi arresto per un preside di ritorno da un incontro con degli amici. Tre ragazze alla fermata dell’autobus confrontano i vantaggi dell’essere fidanzate ad un soldato, disposte persino a sorvolare su violenze e soprusi. Una giornalista rapita da un soldato filorusso trascorre ore di angoscia chiusa in un ambulatorio abbandonato e ormai ridotto in macerie. E infine un gesto di civiltà rischia di mettere in pericolo la vita di una donna preoccupata di onorare un debito.

Natalya Vorozhbit miscela con equilibrio i tratti surreali della situazione di guerra perenne con la rassegnazione dei personaggi, che dall’accettazione riescono comunque a trarre la forza per restare in piedi e lottare per continuare a vivere.

Il doloroso stupore suscitato dalle circostanze in cui i personaggi si muovono si mischia con il desiderio di resistenza che li anima. La fotografia nitida e le inquadrature, che si spostano con disinvoltura dai primi piani ai campi lunghi, fino quasi a tratti a rivelare l’intero set, mantengono vivo il giusto senso di sospensione tra realtà e finzione. In questo modo ciò che potrebbe sembrare un elemento che pone distanza al livello emotivo rispetto alla storia, in realtà si rivela la giusta chiave per poter comprendere il film.

Bad Roads non propone un racconto tendente al documentaristico, ma piuttosto cerca il senso metaforico nella narrazione di fatti realmente accaduti, elevando l’elemento della dura cronaca ad una interpretazione umanamente più universale.

RASSEGNA PANORAMICA
voto