“Bastardi a mano armata”: intervista esclusiva a Marco Bocci

Marco Bocci racconta il suo ruolo in Bastardi a mano armata, il revenge movie di Gabriele Albanesi, su Prime Video dal 2 marzo. Al suo fianco Fortunato Cerlino, Peppino Mazzotta, Amanda Campagna e Maria Fernanda Cândido

Da vent’anni passa con disinvoltura dal cinema al teatro e alla tv, da film d’autore a quelli di genere, attraversandoli nei panni di personaggi assai di- versi, talvolta iconici. Attore, regista e scrittore (in libreria il suo ultimo romanzo, In provincia si sogna sbagliato), Marco Bocci interpreta in Bastardi a mano armata, revenge movie diretto da Gabriele Albenesi, un criminale, Sergio, che torna in pista dopo anni di prigione all’estero per  recuperare preziosi documenti per conto dello spietato Caligola (Fortunato Cerlino), facendo irruzione nella villa e nelle vite di Michele (Peppino Mazzotta), Fiore (Amanda Campagna) e Damina (Maria Fernanda Cândido). E nulla, ovviamente, è come sembra. Raggiungiamo Bocci al telefono mentre torna in albergo dal set, dove sta girando una serie per Rai1. «La bella notizia è che stiamo la- vorando – racconta – ma è molto faticoso. Sono al mio 120esimo tampone e i protocolli, giustamente rigorosi, prevedono un set blindato e totale isola- mento in albergo. Quello che mi fa male però è la situazione di tanti grandi professionisti dello spettacolo che stanno pensando di cambiare lavoro».

Cosa ama di Sergio?

È un personaggio molto a fuoco, un criminale con un obiettivo ben preciso e un percorso molto dritto, non fraintendibile. È disposto a tutto per raggiungere il suo scopo, ma il fine non giustifica i mezzi.

I film di genere sono spesso considerati di serie B.

C’è questa idea che il cinema di genere appartenga al passato e infatti per molto tempo non se ne è più fatto. Recentemente però, anche grazie alla nascita di tante piattaforme, l’offerta si sta moltiplicando e il pubblico ha a disposizione un campo molto più spazioso dove scoprire film diversi e storie poco raccontate finora.

Il cinema di genere regala una maggiore libertà?

La libertà di espressione è tanta, ma è altrettanto importante rispettare certi codici, il che è molto complicato. Anche la recitazione degli attori deve essere al servizio del genere e tutt’altro che naturalistica, anche sopra le righe se necessario. La sfida sta proprio nel creare una realtà credibile all’interno di una parentesi, quella della durata di un film. Ma Albanesi è un regista con una cultura di cinema di genere eccezionale. I film possono piacere o no, ma è importante che abbiamo un’identità ben definita.

L’abbiamo vista da poco anche in Calibro 9 di Toni D’Angelo.

È stata una bellissima esperienza, ma all’inizio ero preso dal panico, perché come fai a tocca- re il film di Fernando Di Leo? Poi leggendo la sceneggiatura ho capito che non si trattava di un remake, ma di un sequel non paragonabile all’originale, ambientato nel mondo contemporaneo, dove il denaro non sta più in una valigetta da in- seguire, ma è smaterializzato in un tablet.

Dopo A Tor Bella Monaca non piove mai, il suo esordio alla regia, ha voglia di tornare dietro la macchina da presa?

Certo, infatti sto già lavorando al mio prossimo film: la preparazione partirà a luglio, le riprese a settembre. L’idea di mettere in scena cose scritte da me mi appassiona, mi appaga, mi libera. È una storia universale, ambientata in Umbria, dove sono nato, cresciuto e dove vivo tutt’ora, an- che se non sarà la location a definire il racconto.

Durante i lockdown ha fatto scoperte interessanti sulle piattaforme?

Io guardo sempre molti film e serie tv, ma ho approfittato del maggiore tempo a disposizione per far scoprire ai miei bambini film epici come I Goonies, Gremlins, E.T., La storia infinita. Due ore di cinema al giorno, allestito in un angolo di casa, mi hanno aiutato a intrattenerli.

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