Diego Armando Maradona non è morto. E non morirà mai

Dimostrazione scientifica del perché la notizia della morte del forte calciatore argentino sia del tutto infondata.

Diego Armando Maradona

Girano da alcune ore voci incontrollate riguardanti la presunta morte di Diego Armando Maradona. Ancora, mi chiedo io? Un’altra volta? Ma quante volte lo volete far morire D10S?

Dicono sia vero questa volta, un arresto cardiocircolatorio, chi afferma a seguito delle fatiche derivanti dal delicato intervento al cervello di due settimane, chi dice che sia stato il Covid.

Non è vero.

Perché Diego è già morto, e poi è risorto, come diceva Augusto Daolio. Tante volte. È risorto dall’intervento criminale di Goicoechea, dalla cocaina, dalla FIFA, dalla depressione. È risorto anche da se stesso, Diego Armando Maradona. Tutte le volte che si ucciso. Quindi, inutile mettere in giro queste fake news, come si dice in questo mondo moderno così smart.

Ma poi, se anche Diego morisse, morirebbe davvero?

È come affermare, con una certa arroganza e sicumera, che fosse morto Dante, o John Lennon, Goethe o Charlie Chaplin, Nuvolari o Shakespeare, e anche Borzacchini e Fagioli, Brilli, Peri e Ascari. Nessuno di loro è passato a miglior vita. Sono eterni, vivono nelle loro parole, nella loro musica, nella loro arte. Immortali.

Diego è immortale. Diego non muore, non morirà mai.

È morto, da tempo, il calcio. Quello che lui giocava, e sottolineiamo, giocava, voce del verbo giocare, perché è un gioco, che a lui piaceva più di qualunque altra cosa. E per questo lo sapeva giocare meglio di chiunque altro.

C’era il calcio prima di Diego Armando Maradona. Dopo non lo so, tranne rare eccezioni, una, Ronaldo, quello vero, non quello di plastica.

Tutti vogliono un pezzo di Diego, lui generoso si è dato a tutti quasi sempre a pagamento. A me, a quelli come me, quelli nati a Sant’Anna di Palazzo e alla Sanità, ai Tribunali e a Chiaia, al Vomero e a Forcella, ci ha regalato un pezzo di vita che nessuno al mondo potrà mai capire. Se non gente di una terra lontana, al di là del mare, che anche se non sembra parla la stessa lingua della passione, quella che si misura su una salida di tango, che mi ricorda tanto un goal che fece Diego contro il Brescia di tanti anni fa, un po’ come la gonna di Jenny.

Diego non è morto, e non può morire. Come può morire l’uomo che ha segnato quei due goal all’Inghilterra ai mondiali di Messico ’86? Quello non è calcio, è rivoluzione e poesia.

Come può morire l’uomo che ha messo un pallone sotto alla traversa da 12 metri con una barriera di dieci uomini? Quello non è calcio, è fisica quantistica.

Se dovessimo fare una breve storia del calcio, prendendo in prestito il titolo di un saggio scritto da un altro signore che dicono sia deceduto, ma è ovviamente una falsità, questa breve storia sarebbe fatta di tre parole.

Diego Armando Maradona.

E la Storia non muore. Mai. Ripetete tutti insieme.

Diego. Armando. Maradona.

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