Ant-Man and the Wasp visto in anteprima: ecco cosa troverete nel nuovo cinecomic Marvel

Dimenticate mondi esotici e minacce venute da lontano, mostri, complotti e spazi siderali. I confini nel quale si muovono i protagonisti del nuovo cinecomic Marvel, Ant-Man and the Wasp, il secondo dedicato all’Uomo Formica, sono quelli famigliari con brevi incursioni nella dimensione quantica. Sì, perché Scott Lang (Paul Rudd) è agli arresti domiciliari, condannato a pagare per le azioni compiute in Captain America – Civil War, ma impegnato a rendere assai spassoso il tempo trascorso con sua figlia tra le mura domestiche. La reclusione dell’uomo però è destinata a concludersi un po’ in anticipo quando il suo mentore, il dottor Dr. Hank Pym (Michael Douglas) e la figlia di lui, Hope van Dyne (Evangeline Lilly), alias Wasp, lo rimpiccioliscono e lo scaraventano in una nuova missione.

Questa volta il più piccolo supereroe Marvel, che è entrato in contatto mentale con la moglie di Hank, la prima Wasp (Michelle Pfeiffer), persa nello spazio quantico da trent’anni, deve rindossare la tuta e ritornare nell’universo infinitamente piccolo per trovare la donna e riportarla a casa. Ma al viaggio è interessata anche Ava/Ghost (Hannah John-Kamen), la new entry di questa puntata, una ragazza (nel fumetto invece è un uomo) che ha perduto la sua instabilità molecolare e vuole a tutti i costi ritrovarla in quella dimensione inaccessibile agli esseri umani normali.

Rudd e Lily, a Roma per presentare il film che la Disney distribuirà nelle sale il 14 agosto, approdano anche a Giffoni per incontrare i ragazzi del Festival al via oggi.

«Supereroe, ma anche superpapà». Così Rudd definisce il suo Ant-Man, che si conferma un eroe leggero e scanzonato, decisamente pensato per il pubblico delle famiglie. «L’Universo Marvel è un’esperienza fantastica – dice l’attore – sia perché si tratta di una realtà amata e conosciuta in tutto il mondo, sia perché mi offre qualcosa da condividere con i miei figli. Certo, il mio sogno da bambino era interpretare Hulk, ma purtroppo non mi hanno affidato la parte».

«Per me è stato un grandissimo onore essere la prima eroina femminile citata in un titolo Marvel – aggiunge la Lily, che ha confessato di avere una passione per Rudd sin dai tempi di Ragazze a Beverly Hills – e spero che questo aiuti a dare alle donne sempre più spazio, e non solo nei film di supereroi. Amo il cinema d’autore e considero quella di Lost l’esperienza professionale più straordinaria della mia vita, ma l’universo Marvel offre una fuga dalla realtà, che ci ricorda quanto possiamo essere coraggiosi di fronte alle tante sfide della vita, cosa che mi ha permesso, come madre e come cittadina, di esplorare le mie potenzialità e scoprire ciò che di eroico c’è in me. Ora sono una supereroina in miniatura, con delle minuscole ali, la fatina più badass che ci sia».

Rudd ha collaborato anche alla sceneggiatura. «Il lavoro è cominciato quando eravamo alle prime fasi di lavorazione del primo Ant-Man e avevo una linea precisa da seguire. Sei mesi prima di iniziare le riprese mi sono chiuso in una stanza con il regista Peyton Reed e il produttore e abbiamo lavorato insieme allo script».

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